Quasi 3 ore in cui il tempo si è fermato con telecamere puntate davanti alla casa a Pietracatella delle due donne morte avvelenate a causa della ricina, in attesa del completamento del sopralluogo. Elvira Antonelli, la procuratrice di Larino, ha disposto ilprelievo dall’appartamento di tutti i dispositivi elettronici appartenuti a Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi,la madre e la figlia morte nella notte tra il 27 e 28 dicembre scorso. In particolare, sono stati presi cinque telefoni e un computer, gli smartphone sono tre iPhone, un Samsung e uno Xiaomi, di cui solo due erano provvisti di sim. Alcuni di questi sono stati trovati in un cassetto e nella tasca di un giubbotto.
Durante il sopralluogo erano presenti anche i consulenti delle parti, sia indagati (i cinque medici) che parti offese. I dispositivi saranno consegnati al laboratorio digitale della procura di Campobasso, come già successo con il telefono della sorella sopravvissuta Alice Di Vita. Inoltre,l’ispezione è stata estesa anche all’appartamento della nonna e la suocera delle vittime, dove sarebbero stati prelevati alcuni documenti. Antonelli per tale occasione ha dichiarato che le indagini sono “inuna fase di attesa ma di progressivo ingresso nelle vicende di cui ci stiamo occupando, che a questo punto, chiedevano un internamento da un punto di vista delle attività giudiziarie vere e proprie”.
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Non si può conoscere con assoluta certezza cosa stiano cercando gli inquirenti all’interno dei dispositivi elettronici. Però, secondo quanto riportaRepubblica, probabilmente gli agenti potrebbero voler ricostruire glispostamenti delle vittime tra il 24 e il 26 dicembre. Anche perché è nata l’ipotesi che l’avvelenamento potrebbe non essere avvenuto a casa loro, quindi, questo potrebbe portare ad un ampliamento dello spettro delle persone potenzialmente coinvolte. Ciò è dovuto anche al fatto che in quei giorni gli impegni con amici e parenti per il Natale sono stati molti.
Inoltre,Gianni Di Vitaè stato interrogato giovedì pomeriggio in modo molto discreto.Un interrogatorio che sarebbe durato ben 4-5 ore. Non solo, secondo gli ultimi aggiornamenti sarebbe il suo l’unico telefono non in mano alle forze dell’ordine. Due avvocati della difesa di uno dei medici indagati hanno descritto le indagini come “un vero e proprio rompicapo, una logica investigativa in questo momento incomprensibile che probabilmente capiremo presto”.
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