Un risultato che delinea il possibile epilogo dell’indagine a carico dei cinque medici accusati di omicidio colposo per il caso di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlie morte avvelenate per la ricina lo scorso dicembre. Dai risultati autoptici emerge che “non vi fu negligenza medica, né un destino che si sarebbe potuto deviare con un diverso intervento terapeutico: la letalità e la concentrazione della ricina assunta dalle due donne non hanno lasciato alcuno spazio di manovra ai sanitari”.
I periti incaricati dalla procura, Benedetta Pia De Luca, Francesco Giovanni Battista Laterza, Alessandro Locatelli e Danile Merli, hanno depositato una relazione di 830 pagine nella quale delineano un quadro clinico ancora più complesso. Dagli accertamenti tossicologici è emerso che nei campioni biologici delle vittime era presente unamassiccia dose di tossine di ricina. Tale quantità individuata sarebbe stata talmente elevata da rendereirrilevante qualsiasi altra terapia. Dunque, nella relazione viene evidenziato che l’assenza di un antidoto e la rapidità con la quale si sono evoluti i sintomi,escludono che il personale ospedaliero avrebbe potuto evitare il decesso di madre e figliaavendo un altro approccio clinico rispetto a quello attuato.
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Se da una parte questo nuovo aggiornamento potrebbe portare ad una svolta nell’indagine a carico dei cinque medici, dall’altra pone nuovi interrogativi per quanto riguarda l’assunzione della sostanza mortale. Secondo gli espertile due vittime avrebbero assunto la ricina con ogni probabilità per via orale, ovvero tramite cibo o una bevanda. In questo contesto ad avere un ruolo centrale è la tempistica: i primi sintomi si sono presentati la mattina di Natale, per questo si ipotizza che il contagio potrebbe essere avvenuto tra il 23 e il 24 dicembre. Per questo gli inquirenti rivolgono la loro attenzione ai pasti che si sono consumati durante le feste natalizie.
Le indagini hanno visto il coinvolgimento dispecialisti della polizia tedescache in queste ore sono in Molise per svolgere una serie di attività preparatorie per i prossimi accertamenti che si dovranno verificare a Pietracatella, tra i quali anche l’ennesimo sopralluogo a casa delle vittime. Nel frattempo a Berlino, nella sede del Robert Koch Institute, centro all’avanguardia sui veleni e in particolare sulla ricina, gli esperti cercanotracce della sostanza tossisca negli alimenti sequestrati a casa dei Di Vita. Inoltre stanno svolgendo accertamenti sui campioni biologici delle vittime e dal sangue dei loro familiari Gianni ed Alice Di Vita. Si attendono dunque ulteriori risultati nel quadro del complesso caso divenuto noto come il giallo di Pietracatella.
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