“Mi sono girato e ho chiesto: dov’è il cuore? Nessuno parlava. Poi qualcuno ha sussurrato: è tutto ghiacciato. In quel momento sono impazzito”. Queste le parole del verbale reso il 31 marzo dal primario delMonaldi, Guido Oppido, davanti al giudice per le indagini preliminari. Il riferimento è all’intervento del 23 dicembre 2025, quando il piccolo Domenico, due anni e mezzo, era in sala operatoria per un trapianto cardiaco. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e riportato anche da La Repubblica, il cuore destinato al bambino sarebbe stato gravemente compromesso dal ghiaccio secco utilizzato durante il trasporto da Bolzano.
Oppido è indagato per omicidio colposo e falso insieme alla seconda operatrice, Emma Bergonzoni. L’accusa, coordinata dal pm Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Antonio Ricci, contesta presunte attestazioni non veritiere nella documentazione clinica, in particolare, la coincidenza tra l’avvio della circolazione extracorporea e l’arrivo dell’équipe da Bolzano, oltre alla contestualità tra l’espianto del cuore nativo del bambino e l’apertura del contenitore con l’organo donato. I magistrati hanno chiesto l’interdizione dei due medici del Monaldi, mentre il gip Mariano Sorrentino si pronuncerà dopo un nuovo interrogatorio fissato per il 21 maggio.
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Le incongruenze sugli orari
“Assolutamente no”, questa la risposta di Oppido quando gli viene chiesto se abbia espiantato il cuore prima dell’arrivo dell’organo da trapiantare. “Non per una valutazione etica, ma per una ragione di scuola”, precisa, rivendicando il rispetto delle procedure. Il primario sostiene di aver voluto attendere il confronto diretto con la collega che aveva curato il prelievo, per avere una conferma visiva e clinica sulle condizioni dell’organo.
La sua ricostruzione, tuttavia, si scontra con altri elementi dell’indagine. Infatti, la cartella della circolazione extracorporea indicherebbe il clampaggio dell’aorta alle 14:18, mentre il box con il cuore sarebbe arrivato intorno alle 14:30. Un divario temporale che, secondo l’accusa, suggerirebbe l’avvio dell’intervento al Monaldi prima dell’apertura del contenitore. Oppido, però, contesta la registrazione dell’orario, ipotizzando un’annotazione “a ritroso” e sottolineando di non aver impartito alcun comando vocale in quel momento.
Il nodo del trasporto da Bolzano al Monaldi e il video
Un elemento centrale per la difesa è un video che mostrerebbe alle 14:34 il cuore di Domenico appena espiantato e ancora pulsante, dato che, secondo il primario, confermerebbe la correttezza della sequenza temporale. La Procura, però, in una nota tecnica depositata il 5 maggio, sostiene che l’intervento sarebbe iniziato quando il contenitore era ancora chiuso e prima che la dottoressa Farina incaricata del prelievo fosse operativamente in sala.
Inoltre, risulta centrale anche il tema del ghiaccio secco. Oppido ha difeso la collega Farina coinvolta nel trasporto, affermando che nessuno avrebbe potuto riconoscerne la presenza: “Non si è mai visto ghiaccio secco in sala operatoria. È un evento unico”. Una frase già pronunciata, secondo gli atti, anche durante una riunione interna registrata da un testimone e acquisita dai carabinieri delNas. Intanto, lo stesso primario ammette che, dopo quella giornata, all’interno dell’équipe del Monaldi “si sarebbe incrinato qualcosa”.
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