“Rappresentare gli Stati Uniti in questo momento suscita emozioni contrastanti. È un po’ difficile. Stanno succedendo molte cose che non mi piacciono”. Questa la dichiarazione in questione rilasciata dallo sciatore Hunter Hess alla vigilia dei Giochi invernali di Milano-Cortina. In seguito, Donald Trump ha duramente criticato l’atleta olimpico statunitense, accusandolo di non rappresentare il proprio Paese. In un post pubblicato su X, il presidente Usa ha definito Hess “un vero perdente”, sostenendo che, se davvero non si sente rappresentante degli Stati Uniti, “non avrebbe nemmeno dovuto candidarsi per la squadra”.
Il tycoon ha poi rincarato la dose affermando che “è davvero difficile fare il tifo per una persona del genere”, concludendo il messaggio con lo slogan “Make America Great Again!”. Le parole del presidente hanno rapidamente fatto il giro dei media internazionali, trasformando il caso in un nuovo capitolo della tensione tra sport, identità nazionale e politica negli Stati Uniti.
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Le dichiarazioni di Hunter Hess e la sua partecipazione a Milano-Cortina
Hess aveva inoltre precisato che indossare la bandiera americana non equivale a sostenere ogni aspetto della situazione politica e sociale del Paese. “Il fatto che porti la bandiera non significa che io rappresenti tutto ciò che sta accadendo negli Stati Uniti”, aveva affermato, sottolineando una distinzione tra il suo ruolo sportivo e le proprie convinzioni personali.
Per Hess, quello di Milano-Cortina rappresenta un importante ritorno dopo l’assenza forzata dai Giochi di Pechino 2022, a causa di un infortunio al ginocchio. L’atleta 27enne aveva spiegato di vivere l’esperienza soprattutto come un traguardo personale, legato al proprio percorso e alle persone che lo hanno sostenuto.
“Per me rappresento soprattutto i miei amici, la mia famiglia e i valori positivi in cui credo”, aveva aggiunto lo sciatore acrobatico. Parole che ora assumono un peso ben più ampio, alimentando il dibattito sul confine tra libertà di espressione degli atleti e il ruolo di rappresentanza nazionale nelle gare internazionali. Perché in ogni competizione, dietro ogni bandiera, ci saranno sempre atleti che hanno lavorato sodo facendo sacrifici enormi per potersi guadagnare un posto lì. Quello delle Olimpiadi è un palcoscenico prestigioso e chi si trova sotto i suoi riflettori ha il diritto di poter esprimere il proprio pensiero, ovviamente sempre nel più totale rispetto delle regole.
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