Il Mar Mediterraneo torna a macchiarsi di rosso. Al largo delle coste dell’isola di Lampedusa si sono rovesciate due imbarcazioni carica di migranti. Il bilancio della tragedia è brutale: le vittime accertate arrivano a 26, dopo il ritrovamento di due migranti senza vita all’interno del barcone capovolto e di quattro cadaveri in acqua. Tra le vittime si sarebbe anche una neonata. Stando ai racconti dei superstiti, i dispersi dovrebbero essere complessivamente fra 30 e 40.
Dalle testimonianze dei sopravvissuti, sembra che un primo barcone avrebbe iniziato ad imbarcare acqua. Alcuni dei migranti avrebbero quindi provato a spostarsi sul secondo e alcuni sarebbero caduti in mare. La seconda imbarcazione, stracolma, si sarebbe poi ribaltata. Sui due barconi, sempre secondo i racconti dei sopravvissuti, ci sarebbero stati tra i 90 e i cento migranti. Verso mezzogiorno oggi il barcone semiaffondato è stato avvistato da un elicottero della Guardia di Finanza. Immediato l’intervento della Guardai Costiera e di Frontex, oltre alla stessa Guardia di Finanza.
Migranti, cosa sappiamo dei sopravvissuti
Le operazioni di soccorso per ora risultano piuttosto complesse a causa delle condizioni delle acque. In mare sono impegnate diverse squadre della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza, che starebbero cercando di recuperare le vittime finite in mare.
Sono al momento in corso le ispezioni sui cadaveri dei migranti deceduti. Secondo quanto si apprende i profughi, partiti dalla Libia, sarebbero di nazionalità Pakistana, Sudanese e Somala. Tra i 60 superstiti, 4 avrebbero problemi sanitari, come alcune fratture, e sono ricoverati in osservazione. Secondo quanto si apprende dai primi riscontri clinici, le loro condizioni non destano preoccupazione.
Una tragedia brutale, che riaccende il dibattito sulle migrazioni e i soccorsi in mare. Per ora non ci sono certezze sulle cause del rovesciamento, né sulle tempistiche dei soccorsi.
Migranti, Piantedosi: “Ennesima tragedia, serve prevenire i viaggi in mare”
Sulla tragedia è intervenuto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che ha spiegato come il drammatico episodio avvenuto al largo di Lampedusa confermi ancora una volta “l’urgenza di prevenire, sin dai territori di partenza, i pericolosi viaggi in mare“. Il governo italiano si impegna, dunque, a combattere il traffico di esseri umani che si trova alla base di questo fenomeno.
Migranti, i numeri delle tragedie in mare
La tratta di mare che collega le coste nordafricane all’Italia si conferma una delle più pericolose presenti al mondo. Il naufragio odierno sembra confermare questa tendenza, così come i dati impietosi che riguardano le tragedie nel Mediterraneo Centrale.
Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim), dall’inizio del 2025 in questo tratto di mare sono decedute 370 persone, mentre altre 300 risultano disperse. Nello stesso lasso di tempo, circa 14mila migranti sono stati intercettati in acqua e riportati in Libia. Di questi, 12mila sono uomini, 1300 donne e 450 minori. Numeri inquietanti, che di giorno in giorno aumentano a seconda delle difficoltà vissute dai migranti nei loro Paesi di origine.
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