Un patrimonio immenso, accumulato nel corso di decenni grazie ai profitti riconducibili all’organizzazione mafiosa guidata da Matteo Messina Denaro, è stato individuato e sequestrato nell’ambito di una vasta operazione internazionale coordinata dalla Direzione DistrettualeAntimafiadi Palermo. L’intervento, condotto dai militari della Guardia di Finanza del comando provinciale della città, ha portato all’arresto di tre persone accusate di impiego di denaro di provenienza illecita aggravato dall’agevolazione mafiosa.
Il valore complessivo dei beni sequestrati della rete di Messina Denaro supera i 200 milioni di euro e comprende società, partecipazioni finanziarie, conti correnti e altre disponibilità economiche. Secondo gli investigatori, si tratterebbe del cosiddetto “tesoro della droga” costruito attraverso il reimpiego dei guadagni ottenuti dal traffico internazionale di stupefacenti sviluppato fin dagli anni ’80 sotto l’egida del boss di Castelvetrano, morto nel settembre 2023 dopo essere stato arrestato pochi mesi prima.
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Matteo Messina Denaro e l’indagine internazionale
Le indagini hanno consentito di ricostruire una complessa rete di società e investimenti utilizzati per occultare e movimentare capitali di origine illecita. Gli investigatori ritengono che il denaro proveniente dal narcotraffico sia stato reinvestito nel corso degli anni attraverso strutture societarie create in diversi Paesi, comprese numerose giurisdizioni considerate strategiche per operazioni finanziarie internazionali.
L’inchiesta, coordinata dal procuratore di Palermo Maurizio De Lucia e dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio, ha coinvolto autorità giudiziarie e forze di polizia di numerosi Stati. Le attività investigative si sono svolte non solo in Italia, ma anche ad Andorra, Gibilterra, nelle Isole Cayman, in Lussemburgo, Svizzera, Libano, Principato di Monaco e Spagna, dove sono stati effettuati approfondimenti nelle località di Malaga, Marbella, Benahavis e Puerto Banús.
La maxi operazione
L’operazione rappresenta uno dei più significativi interventi degli ultimi anni nel contrasto ai patrimoni illeciti riconducibili a Cosa Nostra. Gli investigatori hanno concentrato l’attenzione non soltanto sulle responsabilità penali dei soggetti coinvolti, ma soprattutto sui flussi finanziari che hanno consentito alla rete criminale di accumulare e conservare enormi ricchezze nel tempo.
I dettagli dell’inchiesta saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa prevista presso la caserma Mazzarella della Guardia di Finanza di Palermo, nell’arco della mattinata. All’incontro parteciperanno il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo e il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia.
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