I genitori di Martina Rossi, la ragazza morta nel 2011 a Palma di Maiorca mentre tentava di sfuggire ad una violenza sessuale,dovranno essere risarciti dagli imputati per una somma che supera il milione di euro. La morte della giovane studentessa genovese aveva scosso l’opinione pubblica e aperto un complicato processo. Il 3 agosto del 2011 la 20enne si trovava a Palma di Maiorca quando, nel tentativo di sfuggire ad una violenza sessuale, è precipitata dal balcone dell’hotel perdendo tragicamente la vita.
I due imputati nel processo sono Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi che sono staticondannati in via definitiva a tre anni di reclusione per tentata violenza sessualenei confronti della ragazza. Secondo quanto riporta ilCorriere di Arezzo, per i due oggi è arrivata un’ulteriore sentenza del giudice civile Fabrizio Pieschi, che li condanna a risarcire i genitori della vittima. Per la madre sono stati disposti490 mila euro, mentre per il padre458mila euro. A questi vannoaggiunti altri 74,534milaeuro da corrispondere congiuntamente ai due genitori sia per danni patrimoniali che per la tentata violenza.
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Il padre di Martina Rossi sul risarcimento: “Sentenza naturale conseguenza della condanna penale”
Il giudice ha motivato la sentenza specificando che, nonostante in sede penale sia stato prescritto il reato di “morte come conseguenza di altro delitto” , quest’ultimo in sede civile è stato accertato secondo il criterio del “più probabile che non”, escludendo così un concorso di colpa della vittima.
I due imputati si sono sempre dichiarati innocenti e in questa sede potranno comunque ricorrere in appello per chiedere la sospensiva dell’esecutività. Il padre della vittima,Bruno Rossi, ha commentato la sentenza di risarcimento come “la naturale conseguenza della condanna penale”. Infine, come riporta Repubblica, ha rimarcato un nodo importante per la famiglia: “Finora Albertoni e Vanneschi non si sono mai fatti vivi e non hanno mai chiesto scusa ed hanno versato in un fondo dedicato solo mille euro.La nostra punizione però non finisce mai”.
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