Fine Vita, Martina Oppelli è morta in Svizzera: “Serve una legge che abbia senso”

Ad annunciarne il decesso è stato Marco Cappato, presidente dell'associazione, aggiungendo che domani alle 13:30 è in programma una conferenza stampa all'Antico Caffè San Marco di Trieste, durante la quale sono previsti gli interventi di Marco Cappato, Claudio Stellari, Matteo D'Angelo e Felicetta Maltese

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Martina Oppellinon riusciva più ad aspettare. Dopo 25 anni di malattia, incurabile e sempre più invalidante, la 50enne affetta da sclerosi multipla ha dovuto prendere la decisione che ha sempre cercato di evitare: andare inSvizzera per avere il diritto di morire. Oppelli aveva ricevuto tre dinieghi da parte della Azienda sanitaria universitaria giuliano isontina in merito alla verifica delle condizioni per accedere al suicidio medicalmente assistito.

Pronta a continuare la sua battaglia, Oppelliha subito un aggravamento delle sue condizioni. Il dolore era ormai insopportabile, così come la consapevolezza sempre più pressante di voler riavere la propria dignità. Così Martina Oppelli ha ricevuto l’aiuto e il sostegno dell’Associazione Luca Coscioni, che le ha permesso di affrontare il lungo e impervio viaggi fino in Svizzera, dove ha poi trovato la pace.

Ad annunciarne il decesso è statoMarco Cappato, presidente dell’associazione, aggiungendo che domani alle 13:30 è in programma una conferenza stampa all’Antico Caffè San Marco di Trieste, durante la quale sono previsti gli interventi di Marco Cappato, Claudio Stellari, Matteo D’Angelo e Felicetta Maltese. Intanto, a raccontare le sofferenze di chi si trova a voler porre fine alla sua vita senza poterlo fare materialmente, c’è la stessa Martina.

Martina Oppelli, l’ultimo video è un appello duro alla politica italiana

In un videomessaggio registrato proprio in Svizzera, la donna lancia un appello alle autorità italiane. “Promulgate una legge che sia sensata e che regoli il fine vita, che porti a un fine vita dignitoso tutte le persone, malate, anziane“, è l’ultima richiesta di Martina. Non più per lei, ma per chi come lei ogni giorno vive una battaglia invece che respirare a pieni polmoni la vita.

Ogni dolore è assoluto e va rispettato“, ha tuonato Oppelli, raccontando al mondo della politica come la loro indecisione l’abbia portata a dover affrontare un viaggio estenuante per il suo corpo, a dover lasciare il suo Paese per trovare la morte in un altro. “Perché dobbiamo andare all’estero, perché dobbiamo pagare, anche affrontare dei viaggi assurdi?“, chiede la 50enne, per poi aggiungere “Anche noi abbiamo fatto di tutto per vivere, credetemi“.

Oppelli riconosce l’esistenza di problematiche ben più cruciali da cui la politica è impegnata, ma al contempo sottolinea come ogni singolo cittadino in Italia abbia il diritto di essere ascoltato. Negli ultimi anni in cui la donna ha atteso una decisione sul fine vita,le sue condizioni sono peggiorate drasticamente, ma non abbastanza per rientrare nei criteri di validità riconosciuti dalla sua Asl.

In questi ultimi due anni il mio corpo si è disgregato, io non ho più forza, perfino i comandi vocali non mi capiscono più. Ho anche il catetere vescicale“, ha raccontato cruda, mettendo tutti di fronte alla sua immane sofferenza. “Maio non sono una macchina“, si sente di dover ricordare, stavolta mettendo tutti davanti alla dura realtà dei fatti: quanta sofferenza è sopportabile per una donna sola?

Martina ha scelto in autonomia di smettere di soffrire, di cercare quel sollievo che fino all’ultimo ha sperato le sarebbe stato garantito dal suo Paese. “Scusate il disturbo“, conclude nel suo video, lanciando l’ultimo messaggio alle istituzioni italiane.

La reazione della politica

Il duro messaggio di Martina Oppelli è arrivato durissimo a sconvolgere la politica italiana. Per ora a commentare sono soloDeborah Serracchianidel Pd eLuana Zanelladi Avs. La prima parla di “sconfitta per le nostre istituzioni“, sottolineando come leparoledella cittadina “pesino come pietre“. Bisogna lavorare al più presto ad una legge che sia utile e che permette a tutti coloro che ne hanno diritto di accedere al finte vita.

Zanella, invece, sottolinea come la morte di Oppelli sia “una nuova lezione di etica e di bene comune per le forze oscurantiste che ostacolano una legge sul fine vita“. Proprio la mancanza di una legge ad hoc non avrebbe consentito ad Oppelli di morire nel suo Paese e di realizzare il suo ultimo desiderio.

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