È diventata rapidamente un caso politico l’esperienza didattica che ha coinvolto alcune classi della scuola primaria “Arpalice Cuman Pertile” di Marostica, protagoniste di una visita a Trieste nell’ambito di un progetto di educazione civica dedicato ai temi della migrazione e dei diritti umani. A far esplodere la polemica è stato un video pubblicato sui social dall’associazione Linea d’Ombra, in cui i bambini raccontano di aver distribuito pasti e calzini ai migrantipresenti in piazza Libertà, snodo simbolico della cosiddetta rotta balcanica.
In particolare, nel filmato i piccoli spiegano anche di aver preso parte, a scuola, a un’attività sensoriale bendati e scalzi, per immedesimarsi nelle difficoltà affrontate dai migranti durante il viaggio. Un’esperienza che, secondo quanto riportato anche da Il Corriere della Sera, ha suscitato immediate reazioni politiche, aprendo un dibattito acceso sui confini tra educazione civica ed un eventuale condizionamento ideologico.
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Le critiche della Regione e le verifiche in corso sulla scuola di Marostica
A intervenire è stata l’assessore regionale all’Istruzione del Veneto, Valeria Mantovan, che ha invitato alla prudenza, ma ha espresso “perplessità e disagio” rispetto alle modalità educative descritte. “La scuola deve restare un luogo di formazione libera, equilibrata e pluralista”, ha dichiarato, sottolineando che attività come quella di bendare e far camminare scalzi bambini in età primaria, se confermate, potrebbero risultare non adeguate e persino lesive.
Sulla vicenda sono intervenuti esponenti della Lega e di Fratelli d’Italia, che hanno annunciato interrogazioni parlamentari e richieste di verifica al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Intanto, l’Ufficio scolastico regionale e il Ministero stanno acquisendo relazioni e documentazione per valutare la correttezza dell’iniziativa e il rispetto delle procedure autorizzative.
La replica dell’associazione: “Nessuna ideologia, ma educazione all’empatia”
Dall’altro lato, invece, Lorena Fornasir, psicologa e fondatrice di Linea d’Ombra, respinge le accuse di indottrinamento. L’associazione, attiva dal 2019 nell’assistenza ai migranti in transito lungo la rotta balcanica, spiega di collaborare da anni con gruppi scout, parrocchie e scuole provenienti anche dal Veneto. “Non c’era nulla di improvvisato né tantomeno di ideologico”, precisa, chiarendo che la visita sarebbe nata dalla richiesta di un’insegnante della scuola di Marostica impegnata in un percorso didattico sull’accoglienza.
Fornasir ammette, però, un errore, quello della pubblicazione del video dei bimbi della scuola di Marostica sui social senza aver valutato le possibili conseguenze mediatiche e politiche. “Me ne assumo la responsabilità”, afferma. Intanto, mentre il confronto politico prosegue, sui social si moltiplicano i messaggi di sostegno alle insegnanti coinvolte. Il caso Marostica diventa così il terreno di unodibattito più ampiosul ruolo della scuola nell’affrontare temi complessi come quello dei migranti.
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