Maria Rita Parsi, l’ultimo viaggio verso Itaca

Il racconto di una vita donata all'altro e di un addio, celebrato sabato 7 febbraio 2026 presso la chiesa di San Salvatore in Lauro sotto un cielo romano piangente: una testimonianza che si fa sostanza dell'eredità umana e culturale di una professionista, che ha rivoluzionato la Psicologia e la Sociologia, e di una donna che ha fatto dell'ascolto il suo senso prediletto

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Maria Rita Parsi ha attraversato per decenni il panorama culturale italiano come una coscienza vigile, capace di tenere insieme pensiero critico e responsabilità umana. Mancata lo scorso 2 febbraio 2026, lascia un’eredità intellettuale e morale che continua a interrogare il presente. Fondatrice e Presidente della Fondazione Movimento Bambino Onlus, ha dedicato la propria carriera allo studio dei processi psicologici, educativi e sociali che plasmano l’essere umano fin dall’infanzia e ha costantemente invitato chiunque la ascoltasse a comprendere e a formarsi.

Quando una figura come quella della Professoressa attraversa il cammino di così tante persone, il tempo smette di correre per permettere di ammirare ciò che resta: un seme che continua a respirare nei gesti, nei pensieri e nelle parole di chi ha avuto il privilegio di incontrarla. Il commiato del 7 febbraio è stato un momento di profonda consapevolezza collettiva: la riconoscenza per un’eredità fatta di senso, di cura e di quell’instancabile responsabilità verso l’essere umano che ha guidato tutta la sua vita. Così, tra le navate, il dolore si è intrecciato a una sincera gratitudine, trasformando il saluto finale in un atto di memoria eterna.

Maria Rita Parsi funerali, l’ultimo saluto ad un’artista dell’animo umano

La camera ardente per l’ultimo saluto alla Professoressa Maria Rita Parsi si è aperta venerdì 6 febbraio nella chiesa di San Salvatore in Lauro, nel cuore della sua Roma. All’ingresso della chiesa, come durante i funerali, lo sguardo veniva catturato da un suo ritratto magnetico, realizzato dalla talentuosa pittrice autodidatta Cinzia Serra: un volto che sembrava restituire, anche nel fermo immagine, quella capacità rara di guardare dentro le persone.

Intorno a lei, un flusso continuo di persone: ammiratori, amici, collaboratori, parenti, allievi, rappresentanti del mondo giuridico, volti dello spettacolo e della cultura. Tra questi: la conduttrice Caterina Balivo, il fisico Valerio Rossi Albertini, la Senatrice Simonetta Matone e la giornalista Stella Pende.

Maria Rita Parsi ritratto
Maria Rita Parsi ritratto (© Cinzia Serra)

Professoressa Parsi, l’addio tra il pianto del cielo e la melodia del cuore

I funerali si sono celebrati sabato 7 febbraio alle ore 11 mentre la pioggia cadeva a dirotto sulla Città Eterna, quasi a voler tradurre in natura il pianto silenzioso della comunità. La liturgia si è aperta con il Kyrie Eleison e si è conclusa con l’Ave Maria di Schubert, cantata in latino, note strazianti e limpide, che sembravano infrangersi dolcemente contro il fragore dell’acqua sui vetri del luogo di culto.

Si è composto un rito intenso e mai retorico: mentre il cielo si rovesciava sull’Urbe con una forza quasi catartica, all’interno della chiesa la spiritualità incontrava la concretezza di un’esistenza spesa per gli altri. Con voce spezzata, Monsignor Pietro Bongiovanni ha esordito ricordando come la sua amica Maria Rita fosse “sempre prodiga all’ascolto, una qualità che, oltre a essere fondamentale nella sua professione, era la sua postura dell’anima. Proprio come l’acqua battente, la sua capacità di accogliere l’altro era totale.

Tra i momenti più toccanti, le parole del suo staff, composto anche da amiche che l’hanno accompagnata con dedizione e presenza fino all’ultimo giorno. Sotto gli occhi lucidi di Alessandra Ventimiglia, suo ufficio stampa, hanno preso la parola le sensibili Maria Gemma Cecchi, Stefania Massimiliani e Valentina.

Prof Maria Rita Parsi in posa
Professoressa Maria Rita Parsi

Maria Gemma, sua assistente da oltre 30 anni, ha ricordato un legame fatto di tempo condiviso, di simboli e di cura reciproca: tre clessidre come metafora delle stagioni del loro vissuto insieme e di un sigillo dell’amicizia. Cecchi ha parlato dell’onore di aver lavorato accanto a una donna capace di accogliere tutti allo stesso modo, adulti e bambini, di perdonare, di amare, di lasciare segni profondi nella società attraverso libri, articoli, poesie, progetti, interviste, apparizioni televisive e convegni in Italia e all’estero. Ha concluso pronunciando una definizione che ha colpito l’intera cattedrale: “Per me sei stata, sei e rimarrai un’artista dell’animo umano”.

Stefania Massimiliani, che l’ha vestita e ha visto i suoi occhi chiudersi, ha consegnato parole di una intensità rara. Ha ricordato la frase scritta da Parsi il 2 gennaio 2026: “Niente altro mi ha insegnato la vita se non a rimanere adolescente”. Una frase che, un mese dopo, sembrava aver tracciato in silenzio la direzione della sua partenza. Massimiliani ha raccontato l’ultimo contatto visivo, la mano stretta e la domanda disarmante: “Stefy, muoio?”. Tutto questo le ha lasciato una sensazione di impotenza, perché “la forza sovraumana, compatibile con il suo spirito, con cui la Professoressa ha puntato verso l’Alto” non poteva essere arrestata in alcun modo.

Maria Rita Parsi sorridente
Professoressa Maria Rita Parsi

Stefania ha anche raccontato del bagaglio simbolico, preparato con Gemma e Valentina: le foto di Kawa e Nerino, gli occhiali, due penne, un’agenda, pensieri di chi le ha voluto bene, un pacchetto di fazzoletti, un elefante. Infine, ha promesso che la sua Fondazione continuerà a vivere e di abbracciare l’amato nipote Matteo, augurando alla ‘sua’ Maria Rita di sentirsi finalmente libera da tutti coloro che sulla Terra l’hanno “resa prigioniera di tante preoccupazioni”.

Valentina ha dato voce a chi resta, affrontando quella che la psicoterapeuta definiva la madre di tutte le angosce: la paura della morte. Attraverso Il Piccolo Principe, opera prediletta dalla Professoressa, la collaboratrice ha ricordato come il dolore non vada evitato, ma attraversato, affinché la perdita possa mutare e farsi memoria viva. Riprendendo il celebre dialogo con la Volpe, Valentina ha dedicato a Maria Rita parole di profonda commozione: “Tu mi hai addomesticata”. Tra le lacrime, ha giurato di custodire il ricordo dei suoi capelli proprio come la Volpe faceva con il colore del grano, prezioso perché riflesso dell’amico lontano. Il segno di un legame che non si spezza, come “un tramonto che promette una nuova alba”.

La Professoressa Parsi parla de Il Piccolo Principe (© @mariarita.parsi)

Monsignor Bongiovanni: “Rita mi disse: «Non avere paura di sognare!»

Ad accompagnare la solennità della cerimonia, due parrocchiani che ammiravano Maria Rita Parsi hanno letto, rispettivamente, Itaca di Konstantinos Kavafis, la sua poesia più amata, e Sei bella di Angelo De Pascalis. Ma il cuore teologico ed esistenziale della funzione è stato l’intervento di Monsignor Pietro Bongiovanni, amico e compagno di dialoghi e progetti. Ha ricordato una donna che ha speso tutte le sue energie studiando, approfondendo, sperimentando, fino a consumarsi. Una figura femminile che aveva sondato il cuore e la mente, prima di tutto i propri, e che aveva scelto di parlare con le luci e non con le ombre.

Il Sacerdote ha raccontato anche un’esperienza personale: “Sono venuto a chiederti un consiglio: «Mi hanno dato una chiesa da mettere in piedi, una chiesa che vorrà essere l’approdo di tanti bambini», quei bambini che tu hai tanto amato, difeso. Ti sei fatta fortezza impenetrabile davanti a loro perché non fossero violati, perché fossero cresciuti nell’abbraccio dell’amore vero”.

In quella occasione, il Monsignore ha ricordato le parole di Parsi, che lo hanno spinto a guardare oltre: “Non avere paura di sognare! Il sogno fa parte della vita”. Proprio per questo, ha scelto il brano delle Beatitudini, perché “Maria Rita è stata una donna beata in mezzo alle grandi fatiche della vita, capace di attraversare amore e ingratitudine, amicizia e tradimento”. Ha concluso affidandola all’abbraccio di Dio, “che raccoglie il bacio di ognuno di noi”.

Al di là di ogni titolo, che è un’esperienza di vita e frutto della fortuna di crederci, quello che serve davvero è sentire che si sta facendo qualcosa in cui si crede e ha valore: questo dobbiamo trasmettere!

Maria Rita Parsi
L’omelia di Monsignor Pietro Bongiovanni al funerale di Maria Rita Parsi

Il tributo corale degli amici, delle istituzioni e dei colleghi

Oltre a chi già aveva presenziato il pomeriggio e la sera precedenti, ai funerali, insieme alla comunità avvilita, c’erano diverse facce note. Fra quelle individuate: il grande amico Piergiorgio Assumma, Anna Maria Bernardini De Pace, Tommaso Cerno, Mita Medici, Myrta Merlino, Marco Tardelli, Bruno Maccallini, Paola Cacianti, Mariastella Gelmini, Piero Fassino, Anna Maria Serafini, Luciano Lucarini, Cristina Siciliano per Armando Curcio Editore e Roberta Manfredi (figlia di Nino).

Particolarmente commossa era Eleonora Daniele, accompagnata dall’autrice RAI Lorena Magliocco. Il volto di Storie Italiane, come altri personaggi del mondo dello spettacolo, aveva espresso il suo cordoglio già in TV e poi sui social. Il post di Daniele, che ha scoperto in diretta l’infausta notizia della dipartita di una dei suoi ospiti fissi, è stato potentemente evocativo: “[…] Terrò la tua sedia bianca sempre per te, il tuo posto sarà sempre qui, perché le tue battaglie non andranno mai perdute, esisteranno in noi e in tutte le persone per le quali la tua forza ha generato conforto e ristoro. Le parole non volano, rimangono nei cuori e sedimentano; rimane l’amore, quello è eterno”.

Maria Rita Parsi in posa
Maria Rita Parsi

Ai nostri microfoni hanno rilasciato delle dichiarazioni coloro che avevano collaborato o erano in procinto di farlo.

Lo psicologo e coautore de Il bullo interiore – Le radici del bullismo e del cyberbullismo Cristiano Zamprioli l’ha ricordata come una persona che ha lottato tanto. Lo chef dei divi di Hollywood Paolo Celli, singhiozzando, si è detto addolorato per quella “signora meravigliosa” che aveva conosciuto al Premio Eleonora Lavore 2025, svelando anche che avrebbe dovuto prepararle una squisita cena a fine mese. Lo speaker e creatore di Sogni di Note Claudio Germanò, affranto, ha affermato: “Avevamo dei progetti. Ho perso una cara Maestra di vita. La Dottoressa Parsi resterà nel mio cuore e nei miei pensieri più belli”.

In coerenza con la visione della psicopedagogista, si è scelto di invitare chiunque desiderasse ricordarla a non inviare corone, ma a trasformare quel pensiero in un sostegno alla sua Fondazione per garantire continuità all’enorme operato di Maria Rita Parsi. Ciononostante, a testimonianza di una stima che non ha voluto far mancare il proprio segno tangibile, sono giunti numerosi omaggi floreali, tra cui quelli de Il Giorno, dell’Ordine degli Psicologi e del Consiglio Nazionale dei Sociologi.

Addio a Maria Rita Parsi (© Rosa Rubino)

Maria Rita Parsi: l’ultimo dialogo tra il coraggio della libertà e il Senso di Itaca

Chi scrive ha avuto l’onore di realizzare, forse, l’ultima intervista in profondità rilasciata dalla Professoressa Maria Rita Parsi. Le sue parole, rilette oggi, risultano dense di visione, responsabilità e cura, restituendo un pensiero capace di interrogare il presente senza concedere semplificazioni. Un dialogo che conserva intatta la sua etica e quel desiderio di trasmissione che lei stessa riassumeva in un principio cardine: “La cultura è tutto, la cultura è per sempre”.

La conversazione, pubblicata lo scorso 8 novembre 2025, ha un titolo che va ad omaggiare colei che si definiva adolescente per sempre: Maria Rita Parsi o il coraggio di educare alla libertà. La congiunzione “o” è tipica delle più celebri opere della letteratura francese – che il Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana apprezzava -, come Candide ou l’optimisme di Voltaire o Émile ou De l’éducation di Jean-Jacques Rousseau. Per cui, la particella coordinante disgiuntiva non sembra più azzeccata che in questo contesto poiché essa ci suggerisce che la seconda parte del periodo è sinonimo della prima.

Maria Rita Parsi
Maria Rita Parsi

D’altronde, Parsi ha rappresentato l’emancipazione di una donna padrona di sé, capace di insegnare agli altri l’audacia dell’autonomia attraverso un monito che oggi suona come un testamento spirituale: “Il segreto della felicità è la libertà. Il segreto della libertà è il coraggio”. La sua è stata una pedagogia militante, una visione che usciva fuori dalle aule, sintetizzando in un auspicio tanto poetico quanto politico: “Sarei molto contenta se la gente scegliesse di armare i cervelli e disarmare gli eserciti”.

A completare idealmente questo racconto resta un ultimo incontro avvenuto a margine di una conferenza stampa – il cui resoconto uscirà prossimamente -. La Professoressa Parsi, interrogata sotto l’ombrello di un giovane giornalista mentre il picchiettare ritmico e ipnotico del maltempo scandiva l’istante, ha riservato un gesto intriso di rara grazia. A seguito dei ringraziamenti del caso, ha destinato una carezza e pronunciato una frase inattesa con una naturalezza assoluta: “Sono io a ringraziarti perché posso venire a scuola da te”. In quel sussurro, che ha generato un brivido profondo, si è concentrata una lezione silenziosa e definitiva: l’importanza dello scambio e la grandezza come capacità di restare in ascolto.

Prof Maria Rita Parsi
Professoressa Maria Rita Parsi

È così che Maria Rita Parsi continua a indicare una direzione: attraverso l’esempio di un’esistenza spesa nel pensiero, nella relazione e nell’umano. Durante le esequie, Monsignor Bongiovanni ha suggellato questo percorso con parole che sanno di eterno: “Ora sei approdata, dopo il tuo viaggio, ad Itaca e, quando ne parlavamo, ti interrogavi sul senso da dare al non senso della vita”.

In questa immagine si compie la sua missione: con il carisma e il sorriso che l’hanno sempre contraddistinta, ‘Rita’ aveva compreso benissimo che Itaca non rappresentava la fine, ma il Senso stesso.

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