Proseguono con difficoltà e grande apprensione le operazioni di ricerca dei cinque subacquei italiani dispersi al largo dell’isola di Alimathà, alle Maldive, dopo una drammatica immersione costata già la vita a diversi membri della spedizione.Nella serata di oggi è previsto intanto il rientro all’aeroporto di Malpensa dei venti italiani che si trovavano a bordo dello yacht “Duke of York”, l’imbarcazione coinvolta nella tragedia.
Le ricerche entreranno domani in una fase decisiva.Una squadra composta da tre subacquei finlandesi specializzati, inviata da Dan Europe, la compagnia assicurativa presso cui era coperta la spedizione, è già arrivata nell’arcipelago e inizierà le immersioni operative nelle prossime ore, meteo permettendo.
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“Le unità speciali sono sul posto e oggi stanno pianificando il lavoro insieme alle autorità locali” ha spiegato l’avvocato Antonello Riccio, legale della famiglia di Federico Gualtieri, uno dei sub morti durante l’immersione. La prima immersione sarà effettuata domani mattina.
Le difficoltà del recupero
A rendere particolarmente complesso il recupero è l’ipotesi, sempre più concreta, chealcuni dei dispersi possano trovarsi all’interno di una grotta sommersa.Uno scenario estremamente delicato, che richiede competenze altamente specializzate e attrezzature molto diverse rispetto a quelle utilizzate nella subacquea tradizionale.
A sottolinearlo è stato Giulio Venditti, paracadutista dell’Esercito ed esperto speleosubacqueo contattatodalla Farnesina e da Dan Europeper eventuali operazioni di supporto. La subacquea e la speleosubacquea sono due mondi completamente differenti, ha spiegato. In grotta non esiste accesso diretto alla superficie: per uscire bisogna ripercorrere esattamente il tragitto fatto all’ingresso, seguendo un filo guida. Questa disciplina è all’apice della tecnica, paragonabile all’alpinismo esplorativo d’alta quota.
Le ipotesi sulle cause dell’incidente
Venditti ha invitato alla prudenza sulle cause dell’incidente, sottolineando come al momento esistano soltanto ipotesi. Tra queste vi sarebbeun possibile problema alle miscele respiratorie o una contaminazione da monossido di carbonio nelle bombole.Ma fino a quando non verranno recuperati i corpi e le attrezzature non si potrà sapere cosa sia realmente accaduto.
L’esperto ha inoltre espresso dubbi sulle modalità dei primi soccorsi, dopo la morte di un soccorritore intervenuto nelle operazioni di recupero. “Purtroppo non c’erano le attrezzature e la preparazione adeguata per affrontare quel tipo di recupero”, ha affermato, lodando però la decisione delle autorità maldiviane di richiedere il supporto di specialisti internazionali.
Un altro elemento che preoccupa gli investigatori riguarda le forti correnti marine tipiche delle Maldive. Secondo Venditti,una corrente improvvisa potrebbe aver investito l’ingresso della grotta, impedendo ai sub di trovare la via d’uscita.Parole cariche di drammaticità arrivano anche quando l’esperto prova a immaginare gli ultimi momenti dei dispersi. “Preferisco pensare a un problema legato al monossido di carbonio”, confessa. “Sarebbe stata una morte indolore. L’idea che possano essere rimasti intrappolati senza riuscire a trovare l’uscita è devastante”.
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