Maldive, le ombre sulla morte dei cinque italiani

Il governo delle Maldive non lascia trapelare quasi niente sull’indagine aperta per la morte dei cinque italiani. I punti da chiarire sono molti, però sembra confermato che i connazionali avessero con loro torce, GoPro e computer subacquei da polso: tutti strumenti che saranno utili nell’inchiesta aperta dalla Procura di Roma

3 Min di lettura

Il governo delle Maldive ha aperto due indagini: una sulla morte dei cinque sub italiani nell’atollo Vaavu e una per la morte del sub militare che si era immerso per recuperare i corpi. Intanto, in Italia, l’inchiesta aperta dalla Procura di Roma per omicidio colposo attende gli esiti delleautopsie sui corpi, che inizieranno lunedì.

Sembra confermato, però, che i sub avessero con sé unaGoPro, le cui immagini saranno fondamentali per le indagini italiane, e che si fossero immersi con le torce. Restano ancora tanti i punti da chiarire, come ad esempio l’ipotesi della perdita dell’orientamento dovuta al dosso che avrebbe oscurato l’ingresso e che li avrebbe spinti nel tunnel senza uscita. Alle Maldive l’attenzione è alta sulla “grotta degli italiani”. Le informazioni ufficiali sono poche, dato che il governo tende a mantenere un’area di riservatezza abbastanza serrata.

Maldive, cosa sappiamo delle indagini

Fonti vicine alle indagini contattate daCorriere, rimaste anonime, hanno fatto trapelare qualche dettaglio importante:sarebbe confermato che i sub avessero le torce,i computer subacquei da polso e le GoPro. Mentre, non avrebbero avuto né il filo d’Arianna né la corda guida. Secondo quando riportato, avrebbero utilizzatouna sola bombola a testa, da 11 o 13 litri rinvenute vuote: questo potrebbe escludere l’ipotesi da avvelenamento, perché sarebbero morti prima di terminarle. Al momento, l’ipotesi più attendibile resta quella dell’errore umano.

Maldive, le parole delle guide subacquee

I cosiddetti divemasters, ovvero le guide subacquee che insegnano ai turisti come immergersi, hanno rilasciato al quotidiano qualche breve opinione sulla tragica morte dei cinque italiani nella grotta dell’atollo Vaavu. Si parla ancora del filo d’Arianna (che i connazionali non avrebbero usato) e di come sarebbero state usate le torce: “Chi non ha la corda, mette una torcia all’ingresso del tunnel, perché si sa che lì c’è un dosso che fa muro,ma se poi si alza la sabbia con le pinne, chi la vede più la torcia”. Questa è l’opinione di una delle guide maldiviane.

Ancora dubbi anche sulle bombole utilizzate: “Anche con le bombole ricreative si scende a meno 50, ma poi il tempo è davvero poco,a quelle profondità si consuma più aria, e se subentra il panico, peggio ancora, dichiara un’altra guida. Nonostante tutte le ipotesi, solo l’esito degli esami ufficiali potrà dare una risposta sulla tragedia consumatasi nella “grotta degli squali”.

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