Ore di interrogatorio, versioni da chiarire e un dolore che attraversa una famiglia spezzata. È una vicenda complessa e ancora avvolta da molti interrogativi quella che ruota attorno alla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara, morte avvelenate il 27 e 28 dicembre.Gli inquirenti della Procura di Campobasso stanno lavorando senza sosta per ricostruire ogni dettaglio,mentre emergono nuovi elementi che indirizzano le indagini.
Nella giornata di ieri è stato ascoltato per oltre quattro ore il padre, Gianni Di Vita, ex sindaco di Pietracatella, seguito dall’audizione della figlia Alice, convocata come persona informata sui fatti.Entrambi hanno risposto alle domande degli investigatori, mantenendo, secondo quanto riferito dai legali, un atteggiamento collaborativo.“Siamo distrutti, ma abbiamo chiarito tutto”, avrebbe dichiarato l’uomo al termine dell’interrogatorio.
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Indagini e accertamenti sull’avvelenamento
L’ipotesi investigativa più accreditata resta quella dell’omicidio premeditato tramite somministrazione di ricina, una sostanza altamente tossica.Gli accertamenti autoptici e le analisi di laboratorio avrebbero rilevato tracce compatibili con questo veleno nei corpi delle due vittime.Un elemento che ha spinto la Procura ad aprire formalmente un fascicolo per omicidio.
Secondo una prima ricostruzione, madre e figlia avrebbero accusato un rapido peggioramento delle condizioni di salute dopo il 23 dicembre, quando avevano trascorso una serata in famiglia. I sintomi, inizialmente attribuiti a un malessere gastrointestinale, si sono aggravati nel giro di poche ore, fino al tragico epilogo.Gli investigatori stanno passando al setaccio ogni possibile pista.Cinque medici risultano indagati come atto dovuto per chiarire eventuali responsabilità legate alla gestione clinica del caso.
Parallelamente, sono in corso verifiche sull’ambiente familiare e sulle frequentazioni delle vittime. Una particolare attenzione è rivolta alla casa della famiglia Di Vita, posta sotto sequestro, dove verranno effettuati nuovi sopralluoghi alla ricerca di eventuali tracce della sostanza.Gli esperti del Centro antiveleni di Pavia stanno collaborando con la Procura per analizzare i dati raccoltie comprendere modalità e tempi dell’esposizione.
Il contesto familiare
Nel frattempo, il dramma di due vite spezzate resta al centro della vicenda.La perdita improvvisa di due persone ha sconvolto non solo i familiari, ma l’intera comunità locale.La figura di Gianni Di Vita, molto conosciuto in Molise per il suo passato politico e professionale, aggiunge ulteriore attenzione mediatica al caso.
Le testimonianze raccolte finora descrivono una famiglia apparentemente unita, senza segnali evidenti di conflitti tali da far presagire un epilogo così drammatico.Tuttavia, gli inquirenti mantengono il massimo riserbo, consapevoli che ogni dettaglio potrebbe rivelarsi decisivo.
La strada verso la verità appare ancora lunga.Le prossime settimane saranno cruciali per chiarire se si sia trattato di un atto deliberato e, in tal caso, individuare il responsabile.Intanto, Campobasso resta in attesa di risposte, sospesa tra il dolore per due vite spezzate e la necessità di fare piena luce su una vicenda che continua a scuotere l’opinione pubblica.
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