La ricina avrebbe agito rapidamente, senza un meccanismo a rilascio graduale. Questa la novità emersa nelle ultime ore nell’inchiesta riguardo madre e figlia morte rispettivamente il 27 e il 28 dicembre dopo un improvviso aggravarsi delle loro condizioni di salute. La Procura di Larino procede per duplice omicidio volontario e il sospetto degli investigatori è che le due donne siano state avvelenate con una delle sostanze più letali conosciute: la ricina.
Come riportato da Il Corriere della Sera, i consulenti della Squadra Mobile avrebbero escluso l’ipotesi di un’assunzione graduale della proteina tossica. La ricina, estratta dalla pianta del ricino attraverso un processo chimico complesso e sottoposto a severe autorizzazioni, avrebbe invece agito in modo rapido, compatibile con un’ingestione concentrata in un arco temporale ristretto. Infatti, basterebbero solo pochi milligrammi per provocare la morte di un adulto di 70 chili.
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Le ore chiave tra il 23 e il 24 dicembre che hanno portato alla tragedia della madre e figlia
Gli accertamenti si stanno concentrando su un lasso di tempo ben definito, ovvero quello dalla sera del 23 dicembre alla Vigilia di Natale. Due cene e un pranzo sono al centro delle verifiche degli investigatori diretti da Marco Graziano. Madre e figlia si sarebbero sentite male la mattina del 25 dicembre, circostanza che restringe ulteriormente il perimetro temporale del possibile avvelenamento.
Gli inquirenti stanno ricostruendo nel dettaglio chi fosse presente a tavola in quelle occasioni. Sono già stati ascoltati amici e conoscenti della famiglia. Nelle prossime ore, invece, saranno sentiti in Procura il marito della donna, Gianni, ex sindaco Pd di Pietracatella ed ex tesoriere regionale dem, e la figlia maggiore Alice, 19 anni. La giovane, secondo quanto ricostruito, la sera del 23 non era a cena con la famiglia, ma avrebbe partecipato sia al pranzo sia alla cena della Vigilia.
I piatti cucinati e l’ipotesi sui regali natalizi
Un elemento al vaglio riguarda le pietanze preparate in casa. In entrambe le occasioni della Vigilia, sarebbe stata la madre, Antonella, a portare alcuni piatti cucinati personalmente, tra cui preparazioni a base di funghi. Proprio per questo dettaglio è stato interpellato il Centro antiveleni di Pavia, struttura di riferimento nazionale nel settore, che avrebbe segnalato: “è possibile la presenza di ricina”.
Inoltre, l’attenzione investigativa si estenderebbe anche ai doni ricevuti per Natale dall’ex sindaco, tra cui cesti alimentari, barattoli e confetture. Infatti, non si esclude che la sostanza possa essere stata occultata in uno di quei contenitori. Intanto il procedimento sull’avvelenamento della madre e figlia, inizialmente aperto per omicidio colposo con l’iscrizione di cinque medici per presunta sottovalutazione dei sintomi, è stato trasmesso per competenza allaProcura di Larino.
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