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Lucarelli Jr e Apolloni sono stati assolti: “Condotta moralmente discutibile ma nessuna prova di stupro”

Gli elementi raccolti "non sono sufficienti" per attribuire alla giovane uno stato di acuta intossicazione da alcol "tale da escluderne la capacità di prestare un valido consenso ai rapporti sessuali"

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La Corte d’Appello di Milanoha ribaltato il verdetto di primo grado, assolvendo lo scorso aprile i calciatori Mattia Lucarelli, figlio dell’ex attaccante del Livorno Cristiano, e Federico Apolloni. I due ragazzi erano stati accusati insieme ad altri 3 amici, di stupro di gruppo ai danni di una studentessa statunitense, una vicenda che risale alla notte tra il 26 e il 27 marzo 2022.

I video che testimoniano il consenso della giovane: Lucarelli e Apolloni sono stati assolti

Secondo i giudici della prima sezione penale, gli elementi raccolti sono“insufficienti”per attribuire alla ragazza uno stato di intossicazione da alcol“tale da escluderne la capacità di prestare un valido consenso ai rapporti sessuali”. Nel filmato incriminato“la ragazza appare vigile e reattiva: risponde alle battute dei ragazzi e reagisce immediatamente al toccamento indesiderato”da parte di uno degli imputati,manifestando in modo inequivoco il proprio dissenso. A testimoniare la lucidità della ragazza ci sarebbero anche dei messaggi inviati a un’amica.

Le immagini a detta dei giudici,“mostrano che è la stessa persona offesa ad assumere iniziative di natura sessuale”nei confronti di Apolloni, e renderebbero palese anche il momento in cui la ragazza ha rifiutato un altro degli imputati. Stando alla ricostruzione l’atmosfera cambia: tutti i presenti lasciano la stanza intuendo l’interesse della giovane per uno solo dei ragazzi, dimostrando così, scrivono i giudici nelle motivazioni, che la ragazza“era in grado di selezionare le condotte desiderate da quelle non desiderate e di manifestare in modo chiaro il proprio dissenso rispetto alle seconde”.

Il quadro complessivo non consente di inferire,“con la certezza richiesta in sede penale”, né certifica l’esistenza di una condotta induttiva abusiva, né la volontà di un accordo di gruppo, né il conscio utilizzo di una condizione di inferiorità psichica effettiva e riconoscibile della persona offesa, conclude la Corte presieduta da Alessandro Santangelo.

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