Luca Piscopo, morto a 15 anni a causa del sushi: condannato il ristoratore

A dicembre 2021 Luca Piscopo morì dopo un'intossicazione alimentare causata dal sushi, oggi quel ristoratore è stato condannato. Ma la famiglia chiede ancora giustizia perché il medico di base è stato assolto

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Luca Piscopo è morto a dicembre 2021 a causa di un’intossicazione alimentare presa dopo aver mangiato il sushi a Napoli. Dopo giorni di sofferenza il suo fisico non ce l’ha fatta e alla fine si è spento. Oggi, a distanza di 4 anni, è stato condannato il ristoratore, mentre il medico, che inizialmente risultava indagato, è stato assolto.

Meno soddisfatta la madre della vittima che ritiene che il medico abbia le sue colpe poiché nei dieci giorni agonia del figlio pare che si sia poco interessato al suo stato di salute.

Luca Piscopo: la decisione del giudice

Si è concluso oggi, 2 dicembre, il processo di primo grado per la morte di Luca Piscopo, il ragazzo di 15 anni deceduto il 2 dicembre 2021 dopo nove giorni di sofferenze a causa di una miocardite insorta in seguito a una presunta intossicazione alimentare. Il giovane aveva mangiato sushi in un locale “all you can eat” del Vomero, a Napoli.

Il giudice monocratico Giuliana Taglialatela ha condannato il gestore cinese del ristorante a due anni e mezzo di reclusione, oltre al risarcimento delle parti civili, mentre ha assolto il medico di base della famiglia Piscopo. Entrambi erano imputati per omicidio colposo, con ulteriori accuse legate all’igiene e alla conservazione degli alimenti contestate al titolare del locale.

Durante l’arringa, il pubblico ministero Federica D’Amodio aveva chiesto tre anni di carcere per il ristoratore e un anno e otto mesi per il medico.

In aula erano presenti i genitori di Luca, la sorella, altri familiari e una decina di amici, tra cui le ragazze che avevano partecipato al pranzo del 23 novembre 2021. Al termine dell’udienza, la madre del giovane, Maria Rosaria Borrelli, ha espresso amarezza per la decisione della giudice: “Non è stata fatta pienamente giustizia, questa rimarrà soltanto una verità giudiziaria. Mio figlio è morto dopo giorni di sofferenza e dopo aver perso dieci chili. Il medico non ci ha mai contattati in quel periodo. Il risarcimento non ci interessa: entrambi meritavano il massimo della pena”.

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