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Lavitola al gip: ‘Ranucci forse ha intuito. Con lui ho parlato delle inchieste di Report’

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Ricostruzioni inverosimili“, oltre che “fumose e assolutamente generiche“.Valter Lavitola, nell’interrogatorio di garanzia, oltre di aver ammesso di essere il mandante, dichiara di aver pensato all’attentato per il bene del suofraterno amicoSigfrido Ranucci, in modo da fare alzare il livello della protezione in favore del conduttore di Report.

Per l’organizzazione, riferisce di aver chiesto aGomez Clesio Tavares, il suo braccio destro, di sparare “quattro o cinque colpi di pistola verso il muro” della villetta del giornalista a Pomezia. Ma, racconta Valterino, Gomes, di cui non è stato possibile eseguire l’arresto perché in Africa, ed è stata avviata la richiesta di estradizione, avrebbe agito in modo autonomo, optando per la deflagrazione di un ordigno rudimentale.

Una modalità di cui il faccendiere non si sarebbe lamentato, come puntualizza, in quanto sarebbe stato in questo modo garantito comunque “il valore dimostrativo dell’attentato“. Il 60enne comunqueesclude che il movente sia legato al suo progetto politico su Ranucci, alla sua ambizione di portarlo in pochi anni a Palazzo Chigi e ritagliarsi per sé un ruolo da spin doctor.

Insomma, questa la ricostruzione e la motivazione fornita dall’imprenditore pluripregiudicato e protagonista di alcuni delle vicende giudiziarie italiane più contorte degli ultimi vent’anni. Maquali sarebbero per il gip i passaggi e gli elementi che lo avrebbero indotto a etichettare come inverosimili le ricostruzioni?

Punto di vista che non sembra possa essere condiviso dalla Procura capitolina, anche solo considerando come nell’ordinanza non è passato in sordina un fatto che, anzi, sembra poter diventare chiave di lettura dell’attentato stesso. Nell’ordinanza si ricorda come Lavitola, in passato, sia stato “protagonista di procedimenti che hanno determinato importanti e rilevanti stravolgimenti politici“. Alcune delle inchieste sono riportate dal gip Iole Moricca: dalla gestione della “compravendita dei senatori” conDe Gregorio, per far cadere il governo Prodi alla vicenda della casa di Montecarlo per neutralizzare politicamenteGianfranco Fini.

Ebbene, a detta del gip, appare poco credile “l’affermazione in cui Lavitola dichiara la sua estraneità alla scelta di utilizzare un ordigno esplosivo”. Ha cercato di “ridimensionare fortemente il ruolo svolto nell’organizzazione dell’attentato“. Ma per il giudice “l’assertiva violazione degli ordini impartiti appare totalmente inverosimile, stante il rapporto sussistente tra i due, essendo il Gomes vero e proprio “factotum” dell’indagato“.

E il gip, soprattutto, bolla come totalmente non credibile “il movente della condotta criminosa ricondotta alla volontà di potenziare la scorta di Ranucci“. Che alla base della decisione di Lavitola, ricalca il giudice, “ci sia stata l’intenzione di rafforzare la scorta appare oltre l’inverosimile“.

E così, le dichiarazioni dell’ex direttore dell’Avanti!appaiono “fumose, assolutamente generiche e priva di qualsivoglia indicazione concreta suscettibile di riscontro, indice di una consolidatacapacità di Lavitola di inquinare (…) dando vita a vere e proprie opere di depistaggio. E poi, ovviamente, il pericolo di fuga: “L’indagato ha una rete di contatti in Italia e all’estero che gli consente con estrema facilità di allontanarsie far perdere le sue tracce“. Basti banalmente ricordare, la latitanza dell’imprenditore durata 8 mesi nel 2011, quadro delle indagini sulle escort procurate all’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Motivazioni per cui la Procura capitolina ha respinto la richiesta dei domiciliari avanzata dal suo storico legale Cola.

Quanto alla figura di Ranucci, l’imprenditore nel corso della confessione di cinque ore ha escluso ogni responsabilità del giornalista, per poi dire però di “non poter escludere” che dopo avesse capito che c’era lui dietro l’attentato. Ma il passaggio più delicato riguarda proprio Ranucci. Su questo punto, Lavitola è stato chirurgico:quando decise di compiere l’attentato, il conduttore non ne sapeva nulla, ed ha escluso qualsiasi conoscenza preventiva da parte dell’amicoe ha tenuto questa linea anche quando gli sono stati contestati alcuni elementi emersi nell’indagine. Non che sapesse, dunque. Non che gli avesse confidato qualcosa. Ma che, successivamente all’esplosione, possa essersi fatto qualche domanda sul ruolo dell’amico.

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