Sono momenti cruciali per la difesa diValterLavitola, attualmente detenuto nel carcere diRebibbiaaRomacon l’accusa di averorchestrato l’attentatocontroSigfrido Ranucci. In previsione dell’udienzapresso ilTribunale del Riesame, che è prevista per la prossima settimana, l’avvocatoArturo Colasi è recato nella struttura penitenziaria per incontrare il suo cliente ediscutere le dichiarazioni fatterecentemente.
Dopo un colloquio di circa tre ore l’avvocato ha riferito lo stato d’animo e le parole del suo assistito spiegando che sta vivendo un momento psicologico difficile.Lavitolasarebbe inoltre fortemente pentito per aver coinvolto con le sue decisioni persone a cui è legato da profondi affetti:Gomessarebbe per lui come un figlio eRanuccicome un fratello.
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Cola ha sottolineato lapiena ed esclusiva responsabilità dell’imprenditorenella vicenda dell’attentato, definendola un’iniziativa del tutto autonoma. Infine, riguardo ai presunti allarmi lanciati un mese e mezzo prima della bomba di Pomezia e mai riferiti agli inquirenti da Ranucci, la difesa ha chiarito che, secondo Lavitola,il giornalista avrebbe sottovalutato la minacciaaffrontandola con superficialità.
Le parole prima dell’ingresso a Rebibbia
“Sono qui oggi per parlare con Lavitola e verificare se è necessario integrare laconfessione del 12 agostoin vista dell’udienza del Riesame che si terrà presumo la settimana prossima”, ha spiegato il legale prima del colloquio. Una precisazione, quella annunciata dalla difesa, che potrebbe avere un peso nell’ambito dellastrategia processuale. Cola ha affermato. “Non si tratta di ritrattareo dire cose diverse ma si tratta –aggiunge– semplicemente dipuntualizzaree offrire un’interpretazione autenticadi ciò che è già stato riferito”. Il legale ha inoltre ricordato che, proprio nell’ambito del Riesame, l’indagato può rendere dichiarazioni spontanee, offrendo così alla difesa la possibilità dichiarire alcuni passaggidella precedente versione.

Lavitola: la nuova ricostruzione vede al centro il rapporto con Ranucci
Al centro della nuova ricostruzione ci sarebbe soprattutto ilrapporto tra Lavitola e Ranuccinei giorni precedenti all’attentato. Secondo quanto riferito dall’avvocato al quotidianoLibero, durante l’interrogatorio di garanzia il faccendiere avrebbe raccontato di aver parlato direttamente con il conduttore diReportdeirischiche quest’ultimo avrebbe corso. Il colloquio sarebbe avvenuto il7 settembre 2025, quando Lavitola incontrò Ranucci nella sua villetta di Torvajanica. Stando alla versione riferita dalla difesa, Lavitola avrebbe messo il giornalista al corrente di informazioni relative aipossibili pericolie avrebbe affrontato con lui anche iltema della sicurezza.
È proprio questo elemento che, secondo Cola, potrebbe contribuire achiarireil possibile movente dell’attentato. “Se sentono Ranucci e Ranucci conferma questa cosa –ha detto Cola a Libero-, ilmoventeche oggi non è credutopuò ricevere dei riscontri formidabili”. Per la difesa, dunque, l’eventuale conferma da parte del conduttore potrebbe diventare un tassello importante nel ricostruire quanto accaduto prima dell’esplosione. Il7 settembre, secondo quanto ricostruito dagli investigatori e riportato da Libero, sarebbe stata inoltre laprima occasionein cui Lavitola sarebbe entrato nella proprietà di Ranucci.
Laposizione dell’abitazionegli sarebbe stata indicata dallo stesso giornalista attraverso un messaggio. Il telefono del faccendiere avrebbe poi agganciato per circa due ore e 45 minuti una cella compatibile con la zona.Otto giorni più tardi, sempre secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare, Lavitola sarebbe tornato nei pressi della villetta insieme al suo factotumGomes Clesio Tavares. I due avrebbero effettuato unsopralluogo, fermandosi per circa mezz’ora davanti alla residenza mentre Ranucci non era presente.
Lavitola: i giorni successivi all’attentato
Un altro elemento riguarda igiorni successiviall’attentato. Il20 ottobre, quattro giorni dopo l’esplosione dell’ordigno davanti alla casa del conduttore, Lavitola avrebbe inviato a Ranucci alcunimessaggiparticolarmenteallarmati: “Dammi retta,ti scongiuroil nome di Dio” e, poco dopo, “Ti scongiuro, ti prego,non sottovalutare questa cosa”. Ranucci, secondo quanto riferito, avrebbe risposto rassicurando l’amico, senza però comunicargli di avere già richiesto ilrafforzamento della scorta. La difesa punta ora a mettere in ordine questi episodi e a inserirli nella propria lettura dell’intera vicenda.
Resta da chiarire, soprattutto,cosa Ranucci sapesseeffettivamente prima dell’attentato e se il presunto colloquio del 7 settembre possa fornireelementi utiliagli investigatori. La questione potrebbe assumere un rilievo particolare anche rispetto alladeposizioneresa da Ranucci il17 ottobre, quando il giornalista fu ascoltato in procura dopo l’esplosione. In quell’occasione avrebbe indicatodiverse possibili piste investigative, dalnarcotraffico messicanodi Sinaloa alle vicende legate aiservizi segreti, senza fare riferimento, secondo quanto riportato da Libero, al presunto avvertimento ricevuto poche settimane prima.
Per la difesa di Lavitola, proprio questo passaggio potrebbe diventare centrale nel Riesame. La tesi sostenuta è che l’attentato possa essere stato concepito come un’azione dimostrativa, con l’obiettivo di provocare unrafforzamento della protezioneattorno a Ranucci. Saranno ora le dichiarazioni dell’indagato, gli eventuali riscontri investigativi e il confronto con quanto già emerso dall’inchiesta a stabilire ilpeso effettivodi questa nuova ricostruzione.
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