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Lavitola confessa ma la Procura non è convinta: cosa si nasconde dietro quelle dichiarazioni

Valter Lavitola ha confessato di essere stato il mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci ma il movente che ha dato - lo ha fatto per far aumentare la scorta al giornalista - non convince. Al vaglio le conversazioni tra i due e l'ipotesi che, nei mesi seguenti, il faccendiere abbia confessato al giornalista cosa avesse architettato

4 Min di lettura

Nella giornata di ieri, dopo 5 ore di interrogatorio, Valter Lavitola ha confessato di essere stato il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci quando, lo scorso 16 ottobre 2025, un ordigno è esploso sotto casa sua distruggendo due auto. Un fatto che aveva destato sin da subito grande preoccupazione e vicinanza verso il giornalista a cui è stata immediatamente aumentata la scorta. E’ proprio questo il nodo perché il faccendiere ha confessato di aver fatto tutto ciò “per il bene di Ranucci”, suo grande amico e perché “era preoccupato per lui perché era a rischio con solo due uomini a proteggerlo”.

Un gesto di altruismo, generosità, amicizia avrebbe quindi spinto Valter Lavitola a mettere un ordigno sotto la macchina del giornalista. Già questa cosa non convince molto la Procura e si aggiunge il fatto che i due erano veramente tanto amici: diverse le foto di loro a pranzo e a cena insieme, Lavitola lo aiutava nelle inchieste e, inoltre, diverse le mail che Ranucci riceveva dalla Rai e che poi girava automaticamente – dalla mail aziendale- a Valter. Insomma, quasi una fratellanza, Lavitola era diventato un punto di riferimento per il giornalista, tanto che il gip ha ipotizzato anche che in un certo senso lo avesse manipolato e per questo il giornalista lo avrebbe difeso fino all’ultimo davanti ai colleghi.

Le confessioni di Lavitola e il rapporto con Ranucci, ciò che non torna

Secondo quanto riportato, pare che durante le 5 ore di interrogatorio non sia stata fatta la domanda a Lavitola sul coinvolgimento di Sigfrido Ranucci, se il giornalista fosse o meno consapevole che dietro l’attentato ci fosse stato lui. Al momento, analizzando le chat, non emerge nessuna lamentala sulla scorta ridotta, prima dell’attentato, né dall’una né dall’altra parte. Solo dopo qualche settimana è Lavitola a sollevare il problema con il conduttore.

A ciò seguono una serie di ipotesi, che fa lo stesso faccendiere, sui possibili mandanti e le sue ipotesi sono le più disparate: da Intelligence straniere, a forze israeliane, fino ad arrivare alla camorra. Ranucci, dopo che gli indizi hanno portato a Lavitola, non può credere che è stato lui, uno di quelli che gli è stato più accanto ma che nel frattempo – di nascosto- si è preoccupato del silenzio degli esecutori e di viaggi all’estero con una sim usa e getta. E proprio un mese prima di quel 16 ottobre Lavitola e Gomez erano fuori di casa di Ranucci per quel sopralluogo che avrebbe dato il via a tutto.

Insomma, tante cose non tornato e ora la Procura analizzerà meglio le dichiarazioni di Lavitola che, già nel passato, non è mai stato limpido nelle sue rivelazioni ed ha sempre dimostrato di avere la capacità di circuire talmente tanto le vittime da farli lottare per la sua innocenza.

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