Un altro episodio di violenza a scuola, anche se probabilmente accidentale, arriva da La Spezia. Ieri mattina una studentessa di quinta superiore dell’Istituto nautico Cappellini Sauro si trovava nel cortile della scuola quando, dal primo piano, è stata lanciata una sedia di plastica che l’ha colpita alla testa. Sul posto sono intervenuti carabinieri e ambulanza. La ragazza è stata traportata al pronto soccorso, medicata e dimessa in condizioni non gravi. Ma per diversi minuti la scena è stata quella che ormai ultimamente spesso sta accompagnando le cronache scolastiche: sirene, paura, studenti sotto shock.
Secondo le prime ricostruzioni, l’autore del gesto sarebbe un ragazzo minorenne che non avrebbe avuto l’intenzione di colpire qualcuno. Un atto definito di “goliardia“, compiuto con una leggerezza tale da strappare qualche risata tra gli studenti presenti, anche davanti all’arrivo dei soccorsi. Eppure, la ferita alla testa riportata dalla ragazza ha reso necessari gli accertamenti medici. Gli esiti sono stati fortunatamente non gravi ma, il timore di un nuovo incidente a scuola ha innescato attimi di panico reale.
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Il preside Antonio Fini ha convocato per oggi un consiglio d’istituto straordinario. Sul tavolo una decisione disciplinare nei confronti del ragazzo, con ogni probabilità una sospensione. Una presa di posizione che appare inevitabile: non tanto per punire, quanto per ribadire un principio elementare che sembra sempre più fragile: a scuola l’incoscienza non può trasformarsi in rischio per l’incolumità altrui.
La Spezia: una città già ferita
L’episodio pesa ancora di più perché arriva in un contesto già segnato. Solo 20 giorni fa, La Spezia è stata sconvolta dall’omicidio di Youssef Abanoub, lo studente accoltellato a morte da un suo compagno di classe nell’istituto Einaudi Chiodo. Dopo quel delitto, davanti all’ingresso dell’istituto sono stati avviati controlli anti-armi con metal detector. Un’immagine che fino a poco tempo fa sarebbe stata impensabile e che adesso, invece, racconta il clima di allarme diffuso.
Quando mura che dovrebbero essere sicure per i ragazzi diventano teatro di violenza, anche involontaria, e morte, l’intervento delle autorità non è solo necessario ma anche inevitabile. Quando un ragazzo di soli 19 anni può perdere la vita per una semplice foto o una studentessa può finire in ospedale per una “bravata”, l’intera comunità è chiamata ad interrogarsi. Oggi, la linea che separa la leggerezza dalla tragedia sembra sempre più sottile e continuare a chiamarla “goliardia” rischia di essere il primo errore.
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