Un’offerta di risarcimento per la presunta vittima e la richiesta di accedere a un percorso di giustizia riparativa. Sono queste le scelte, emerse dall’udienza preliminare per revenge porn, espresse da Leonardo Apache La Russa, accusato di aver diffuso un filmato intimo della ragazza che lo accusa di violenza sessuale. Filone di indagine scaturito dalla denuncia del 2023 sporta dalla 22enne, già archiviato.
I legali del terzogenito del presidente del Senato, gli avvocati Vinicio Nardo e Adriano Bazzoni, nei prossimi giorni depositeranno un assegno per formalizzare la proposta risarcitoria di circa 25mila euro, che la presunta vittima, al momento, ha rifiutato. Il diniego, come spiegato nella mail depositata dal suo legale Stefano Benvenuto, nasce dal fatto che l’offerta è stata ritenuta “non congrua“, perché “c’è stata una lesione di un diritto costituzionale“. Alla scorsa udienza del 15 luglio la difesa della parte civile aveva chiesto almeno il doppio, circa 50mila euro, a risarcimento delle conseguenze personali e psicologiche dovute alla circolazione di un proprio video sessuale, fra cui la decisione di andare a vivere all’estero.
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Alla prossima udienza la parte offesa potrà lasciare cadere definitivamente o accettare l’offerta. Se l’accettasse potrebbe rimettere la querela e a quel punto il procedimento si estinguerebbe. Un’altro aspetto sul quale la giudice dovrà esprimersi è l’istanza di accesso alla giustizia riparativa che, nel caso in cui venisse ammessa, potrebbe portare alla sospensione del procedimento. La difesa, in sostanza, punta all’estinzione del reato dopo la giustizia riparativa.
In aula la pm Rosaria Stagnaro e l’aggiunta Letizia Mannella hanno ritenuto l’offerta da 25mila euro una cifra ragionevole rispetto all’ipotesi di reato ma non soddisfacente per portare all’estinzione del procedimento senza prima effettuare percorso di giustizia riparativa, che in genere corre parallelamente al procedimento penale, senza estinguerlo, e il giudice potrebbe tenere conto al momento della sentenza.
Allo stesso tempo, i legali di La Russa Jr hanno fatto presente alla gup che il giovane è quindi disposto a seguire un percorso di giustizia riparativa, che nel caso sarà definito più avanti e dovrebbe riguardare i temi della violenza di genere, e che effettuerà accedendo all’istituto introdotto dalla riforma Cartabia all’interno di una struttura/sportello del Comune di Milano che sarà indicata.
Intanto, imputato a sua volta per aver diffuso un video “sessualmente esplicito” senza il consenso della ragazza, è il deejay e amico di La Russa jr, Tommaso Gilardoni, che, a differenza del figlio della seconda carica dello Stato, ha scelto il rito abbreviato. Per lui sono stati chiesti due anni di condanna e si attende la sentenza che sarà pronunciata il prossimo 17 dicembre.
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