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Incidente di Ceriale, gli audio shock e l’anestesia dell’empatia

«E io dovrei chiedere scusa perché ridevo di una mia amica che ha rotto la macchina?». Parla così il 19enne in un nuovo audio diffuso sui social dopo aver lasciato l’Italia. Intanto, a chiedere scusa pubblicamente il papà e lo zio

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Incidente di Ceriale e audio shock: bastano pochi istanti per spezzare una vita. E, talvolta, ne bastano altrettanti per smarrire qualsiasi traccia di umanità.

«Io dovrei chiedere scusa? E perché?Levatevi o vengo lì e vi sparo a tutti e poi non si parla più». Sono le parole attribuite al 19enne finito al centro delle cronache dopo il video girato mentre Sofia Barberi perdeva la vita nel tragicoincidente di Ceriale, avvenuto la notte tra il 20 e il 21 giugno.

Nel nuovo audio diffuso sui social, il ragazzo torna sulle presunte minacce ricevute dalla sua famiglia dopo la pubblicazione del primo video. «Sono venuti a casa mia e per poco non hanno preso mio padre a pugni. E io dovrei chiedere scusa perché da ubriaco ho fatto un video mentre ridevo di una mia amica che ha rotto la macchina?».

Quella sera, però, non si è rotta semplicemente un’auto. Una giovane ha perso la vita e la ragazza che viaggiava con lei sullo scooter è rimasta gravemente ferita.

La neopatentata alla guida dell’auto aveva preso subito le distanze dalle parole del giovane, spiegando che non si trattava di un suo amico, ma di una persona a cui aveva dato un passaggio. Secondo quanto riportato dalSecolo XIX,la 18enne avrebbe conosciuto quella stessa sera i due ragazzi che le avevano chiesto insistentemente di accompagnarli in un altro locale.

Incidente di Ceriale, l’empatia che scivola dalle mani

È qui che la cronaca smette di essere soltanto cronaca e diventaspecchio della società. L’empatia che scivola dalle mani non nasce con un video, ma quel video l’ha resa visibile. È facile puntare il dito contro una generazione, ma sarebbe più utile interrogarsi sul contesto nel quale cresce: un ambiente in cui tutto sembra esistere soltanto se viene ripreso, condiviso e commentato.

Dopo la diffusione delle prime immagini, il giovane aveva provato a scusarsi sostenendo di non essersi «reso conto della gravità della situazione». Eppure quel «ve lo giuro che è morta», pronunciato con leggerezza mentre una ragazza stava perdendo la vita, è diventato il simbolo di qualcosa che va oltre il singolo episodio. Non è soltanto una frase. È la rappresentazione di una distanza emotiva che sempre più spesso separa l’evento vissuto dalla sua percezione reale.

Incidente di Ceriale: il secondo video e il corto circuito tra cronaca e politica

L’eco di questa assurda vicenda ha seguito il giovane anche all’estero. In un secondo video, mentre sale su un aereo, scherza dicendo: «Mi sa che il mio piano di fare la bella vita in Italia è fallito». Poi aggiunge, con tono ironico, una parola che negli ultimi mesi è entrata nel dibattito politico: «Remigazione». Ed è in momenti come questi che cronaca e politica si intrecciano.

Il leader della Lega Matteo Salvini
Il leader della Lega Matteo Salvini

Ed è così che un fatto tragico diventa terreno di scontro pubblico e simbolo di questioni con respiro molto ampio. Il leader della LegaMatteo Salviniha rilanciato il filmato commentando che il giovane «non ci mancherà». La politicizzazione dei casi di cronaca non è certo una novità. È accaduto molte volte e le vicende son state trasformate in strumenti per sostenere narrazioni e posizioni contrapposte. In questo caso il dibattito non si è concentrato esclusivamente sulle implicazioni politiche e a colpire maggiormente è stato il significato sociale della vicenda. In particolare quanto accaduto racconta molto del rapporto tra esposizione mediatica,responsabilità individualeed empatia.

Incidente di Ceriale, a chiedere scusa pubblicamente sono stati i familiari del ragazzo

«Siamo qui da da 40 anni, ormai inseriti, integrati nella società, elui ci ha fatto vergognare», hanno dichiarato il padre e lo zio. Nelle loro parole si percepisce il timore di essere giudicati per le azioni di una singola persona. Un timore talmente forte da portare il padre e lo zio perfino a comprendere la rabbia di chi si sarebbe presentato sotto la loro casa per protestare. La discussione che si è aperta va ben oltre le dinamiche di un sinistro stradale. Infatti, ci ha mostrato in tutta la sua crudezza quanto l’empatia possa facilmente essere anestetizzata dall’abitudine ad osservare tutto attraverso uno schermo. Anzi, ha evidenziato come un singolo episodio possa divenire punto di incontro e congiunzione di dolore, spettacolarizzazione e conflitto politico.

Una domanda finisce con il sovrastare il cuore dell’intera vicenda: quante dosi quotidiane di indifferenza servono perché la tragedia vissuta da qualcuno diventi soltanto un contenuto da condividere?

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