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Alessia Bisini, ESPULSE: ‘L’85% delle giornaliste italiane vittime di violenza ed abusi’ | INTERVISTA

“Violenze sessuali, molestie e abusi nelle redazioni dei media italiani” è un'inchiesta pubblicata il 6 marzo 2026 da ESPULSE, un collettivo di giornaliste, in collaborazione con IrpiMedia

6 Min di lettura

L’indagine segue la pubblicazione del 2024 di “Voi con queste gonnelline mi provocate”. Tutte le giornaliste intervistate hanno subito qualche tipo di discriminazione, in molti casi con gravi conseguenze quali tentativi di suicidio, ricorso a psicofarmaci, dimissioni e abbandono della professione.

  1. Cos’è ESPULSE e com’è nata l’idea di fare un’inchiesta sulle “Violenze sessuali, molestie e abusi nelle redazioni dei media italiani”? 

Espulse è il collettivo che ho fondato insieme alle giornaliste freelance Francesca Candioli, Roberta Cavaglià e Stefania Prandi nel 2023.
ll nostro obiettivo è indagare il problema delle molestie sessuali e degli abusi di potere nel mondo del giornalismo italiano.
Le molestie, i ricatti, gli abusi e le discriminazioni sessuali in questo settore sono ancora un tabù, poiché costituiscono una minaccia per la sicurezza delle nostre colleghe e per la libertà di stampa. Inoltre, non sono solo un danno contro le singole giornaliste, bensì uno strumento utilizzato dagli uomini per mantenere lo status quo nelle redazioni e tenere le donne – soprattutto quelle che non si adeguano al sistema dominante – lontane dai posti di comando. “Violenze sessuali, molestie e abusi nelle redazioni dei media italiani” è la nostra seconda inchiesta con IrpiMedia e segue la pubblicazione di “Voi con queste gonnelline mi provocate” nel 2024 (che aveva svelato casi di molestie sessuali, discriminazioni di genere e abusi di potere all’interno delle scuole di giornalismo in Italia ndr.) 

  1. Di base, come avete sviluppato questa inchiesta? Siete riuscite ad ottenere supporto esterno?

Noi lavoriamo sempre con un’impostazione, una metodologia e un’etica femminista, nel rispetto della privacy e dell’anonimato di chi ha scelto di condividere la sua storia con noi.

Nello specifico, abbiamo condotto 100 interviste per indagare il problema della violenza sul lavoro, delle molestie sessuali e delle discriminazioni di genere contro le donne nel giornalismo italiano.

Le testimoni hanno raccontato di avere subito violenza sessuale, tentata violenza sessuale come baci forzati e mani addosso, molestie verbali, ricatti sessuali e discriminazioni di genere. A compiere le molestie e le discriminazioni sono stati, in gran parte dei casi, direttori e caporedattori. A essere colpite, quasi in egual misura, giornaliste assunte e freelance.

Per realizzare questa inchiesta, abbiamo avviato un crowdfunding sostenuto da 171 donors, oltre ad aver ricevuto supporto dell’FNSI, dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte e del Trentino Alto-Adige. 

Foto intervista Alessia su Violenze
Illustrazione di Claudio Capellini di IrpiMedia
  1. Quali sono state le conseguenze psicologiche sulle donne abusate? Ci sono state ripercussioni sul lavoro?

Le ripercussioni sul lavoro sono enormi. Abbiamo documentato e raccontato ampiamente le conseguenze sulla salute mentale e fisica di chi ha subito violenze e abusi, tra i quali tentativi di suicidio e un frequente ricorso a psicoterapia e psicofarmaci per arginare il malessere. C’è anche chi ha cercato di togliersi la vita in seguito a uno stupro in redazione ed è stata ricoverata in ospedale. 

  1. Qual è, secondo te, la correlazione tra il sessismo sul posto di lavoro e le molestie sessuali?

Come ci ha spiegato Monia Azzalini, ricercatrice e responsabile del Settore media, prospettive di genere, diversità e inclusione dell’Osservatorio sui media dell’università di Pavia, “nel giornalismo le donne sono colpite da una forma di segregazione verticale, cioè la sovra-rappresentazione maschile nei livelli gerarchici apicali e quella femminile nelle posizioni subalterne che ostacola l’avanzamento di carriera delle donne”.

Le molestie sessuali causano interruzioni di carriera, periodi di disoccupazione e perdita di reddito, senza contare che costringono chi le subisce a lasciare il lavoro per evitare maltrattamenti. Anche chi sceglie di adottare un linguaggio di genere, più inclusivo, viene presa di mira e bersagliata fino allo sfinimento.

Un’altra delle fonti coinvolte ha chiesto a uno studio di consulenti del lavoro di calcolare il danno economico subito a causa di un ricatto sessuale, che le ha fatto perdere nel corso degli anni l’avanzamento di carriera. La cifra, calcolata su 22 anni di lavoro, supera il milione di euro. 

  1. Come si può ottenere una maggiore tutela per le lavoratrici nelle redazioni italiane?

Spesso si pensa che una denuncia sia abbastanza e invece non è così, piuttosto è un privilegio. Tante donne non possono permetterselo per motivi psicologici, economici e professionali. Aiutare le donne a denunciare è importante, dall’altro lato la responsabilità non può sempre ed esclusivamente ricadere su chi subisce. Ciò di cui abbiamo bisogno è un cambiamento culturale, che consenta di andare alla radice del fenomeno. Serve inoltre, maggior sorveglianza sul linguaggio utilizzato sui media quando parliamo di donne e di violenza di genere. Dal 2017 abbiamo il manifesto di Venezia, un documento che contiene linee guida fondamentali per il rispetto e la parità di genere nell’informazione, ma viene costantemente ignorato. 

© Riproduzione riservata

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