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Inchiesta appalti Sicilia, Cuffaro ai domiciliari. Al gip: “Ho commesso qualche errore”

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Sono scattati gli arresti domiciliari per l’ex governatore della Sicilia, Salvatore Totò Cuffaro. La gip di Palermo Carmen Salustro ha preso la decisione sulla base delle richieste degli inizi di novembre della procura diretta da Maurizio de Lucia nell’ambito dell’inchiesta dei carabinieri del Ros su appalti e nomine nella sanità siciliana.

Le persone coinvolte erano complessivamente 18, e per 17 di loro i pm Claudio Camilleri, Giulia Falchi e Andrea Zoppi avevano sollecitato gli arresti domiciliari. Come previsto dalla nuova normativa sulla custodia cautelare, nei giorni scorsi gli indagati erano stati interrogati dalla giudice delle indagini preliminari.

Insieme all’ex governatore siciliano, la provvedimento è scattato anche per l’ex manager di un’azienda sanitaria palermitana e il direttore del reparto ospedaliero traumatologico che con Cuffaro sono stati accusati di corruzione, per aver, secondo la Procura, favorito l’assunzione di alcune persone nel concorso per operatore socio sanitario.

In sostanza, da quanto appreso, al centro dell’indagine che ha portato all’arresto di Cuffaro è finito una sorta di comitato d’affari, di cui l’ex presidente della Regione sarebbe stato dominus, che, a detta dell’accusa, avrebbe in sostanza deciso gli appalti, nomine dei vertici della sanità e truccato concorsi pubblici.

Sotto la lente dei magistrati sono finite anche la “gara ausiliariato” bandita dall’Asp di Siracusa e il concorso pubblico a 15 posti a tempo indeterminato per operatore socio sanitario all’azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello di Palermo.

Negli atti della Procura si specifica che il direttore generale dell’Asp di Siracusa, la cui nomina sarebbe stata sponsorizzata da Cuffaro, con l’intermediazione del faccendiere Antonio Abbonato, dell’ex parlamentare calabrese Ferdinando Aiello e di Saverio Romano, avrebbe fatto vincere la gara alla Dussmann Service S.r.l., ottenendo, in cambio, il miglioramento delle condizioni contrattuali di due dipendenti segnalati da Cuffaro, la promessa di subappalti concessi dalla Dussmann a ditte “amiche” e un incremento del valore dei lavori per cui la stessa azienda si sarebbe rivolta alla Euroservice S.r.l. di Sergio Mazzola.

Per la Dussman avrebbero “trattato” con gli indagati Mauro Marchese e Marco Dammone, rappresentante legale e funzionario commerciale della srl, Mazzola era stato presentato loro come un amico personale da Saverio Romano. Per i pm sarebbe stato possibile pilotare la gara grazie alla complicità dei componenti della commissione aggiudicatrice e a Giuseppe Di Mauro, pubblico ufficiale, responsabile unico del procedimento.

Il gip, però, ha ritenuto sussistenti le esigenze cautelari, pur riqualificando la contestazione da corruzione a traffico di influenze, solo per Cuffaro a cui sono stati notificati i domiciliari, e per Marchese e Dammone per i quali è stato disposto l’obbligo di presentazione alla pg e il divieto di esercitare attività d’impresa per un anno. La gip ha disposto invece l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Vito Raso, storico collaboratore di Cuffaro, accusato di aver passato i temi del concorso ai candidato per la selezione di Villa Sofia.

Davanti al gip di Palermo, Cuffaro si era avvalso della facoltà di non rispondere, ma aveva reso dichiarazioni spontanee. E in quella sede, come si apprende dalla misura cautelare, aveva ammesso “qualche errore“, specificando, però, che il manager della Sanità anche lui ai domiciliari, è stato avvantaggiato per il suo tramite, “né ha chiesto di avere dei benefici”.

Poi Cuffaro, some si legge nella ordinanza, avrebbe anche chiarito che il concorso non era “aperto a tutti“, ma era un “concorso di persone che già lavoravano perché erano tutti quelli che erano entrati per la vicenda Covid ed era un concorso per la stabilizzazione e quindi nessuno di quelli che ha partecipato è rimasto fuori ma sono entrati tutti“.

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