“Oggi non c’è una particolare preoccupazione per il rischio di diffusione dell’Hantavirus, ma se dovesse esserci una nuova emergenza pandemica,il sistema sanitario non sarebbe pronto: mancano ancora medici“. Parla così all’ANSAPierino Di Silverio, segretario nazionale diAnaao Assomed, il principale sindacato dei medici ospedalieri.
Il sindacalista fa il punto su come gli ospedali potrebbero far fronte a una diffusione del virus. “Rispetto al 2020– precisa Di Silverio –la carenza di personale non è cambiata in modo significativoe la medicina territoriale, che avrebbe dovuto essere potenziata dopo il Covid,non è mai realmente decollata“. Insomma, dalle sue parole sembra proprio che se la storia è maestra, nessuno impara mai nulla.
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Hantavirus, il nodo principale è la carenza di organici
Le parole del segretario nazionale di Anaao Assomed stridono con quelle diGuido Bertolaso, assessore al Welfare della Regione Lombardia che, parlando del turista inglese in isolamento a Milano insieme al suo accompagnatore (entrambi sono risultati negativi all’Hantavirusndr) aveva dichiarato: “Possiamo dire che dal Covid abbiamo imparato qualcosa ela macchina funziona“.
Ma, per il sindacato dei medici ospedalieri, il nodo principale èevitare che i pazienti arrivino in terapia intensiva. “Già durante il Covid mancavano anestesisti e da alloranon c’è stato un grande cambiamento. Le case di comunità sono partite a singhiozzo“, ricorda Di Silverio, il quale riconosce che l’Hantavirus, a differenza del Sars-Cv -2,non si diffonde e non muta così rapidamente.
Tuttavia, sebbene sul piano delle conoscenze scientifiche siamo certamente più preparati che nel 2020, resta il criticoproblema degli organici: “Senza personale il sistema fatica“, denuncia il sindacalista, evidenziando che gli attuali medici in servizionon riuscirebbero a reggere un nuovo impatto assistenziale e psicologico come quello vissuto durante la pandemiadi Covid. Inoltre, persistono criticità soprattutto neiservizi sanitari territoriali, o quali avrebbero bisogno di strumenti diagnostici, implementazione organizzativa e investimenti sul personale. “Siamo ancora molto indietro”, chiosa amaro Di Silverio.
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