Dopo tredici anni di attesa e confusione sull’accesso alla professione e sulla formazione delle guide turistiche, l’Italia è corsa ai ripari su una materia che riguarda uno dei settori economici principali del nostro Paese. I candidati che hanno preso parte alla prova sono stati circa 30.000, ma a superare la prova preselettiva di novembre sono stati solo in 230.
Gli effettivi partecipanti al test sono stati più di 12.000 e i promossi, quindi, solo l’1,8%. Il Ministero del Turismo non è apparso allarmato dalla bassa percentuale di professionisti che sono risultati idonei, arrivando a respingere qualunque “accusa” di severità, adducendo come motivazioni quelle di “garantire professionisti qualificati, tutelare i turisti e far emergere il sommerso“.
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La riorganizzazione in Italia nasce dall’esigenza di colmare un vuoto creatosi nel 2013 con l’entrata in vigore della Direttiva Bolkstein (2006/123/CE), ovvero la normativa europea per la libera circolazione dei servizi e la concorrenza nel mercato interno dell’UE. Prima di questa regolamentazione, l’abilitazione a guida turistica era valida solo nella Regione o nella provincia in cui era stata ottenuta, limitazione che rendeva difficile l’accesso al mercato unico per i prestatori di servizi promosso invece dalla normativa.
Le polemiche sulla preselettiva
La prova si è tenuta in 8 sedi sparse per l’Italia e ha previsto 80 quesiti a risposta multipla su diverse discipline (storia dell’arte, archeologia, geografia turistica, legislazione dei beni culturali, nozioni scientifiche e tecniche) in 90 minuti con una soglia d’idoneità pari a 25 punti.
La struttura stessa della prova aveva sollevato polemiche a più livelli: alcuni operatori del settore ritenevano che un test di questo tipo potesse incentivare uno studio più teorico a scapito dell’esperienza sul campo. A maggio 2025 il Tar del Lazio aveva sospeso il bando e a dicembre l’Associazione Nazionale Guide Turistiche si era esposta a favore di un esame nazionale con criteri omogenei, ma con una parte riservata a specifiche conoscenze regionali.
L’abusivismo e le guide influencer
Una rigida selezione produce un numero di nuove guide che non copre i 130 milioni di arrivi turistici annuali e dunque le esigenze reali del mercato. Molte persone esercitano con abilitazioni o titoli conseguiti fuori Italia o in altre modalità, aumentando il rischio di abusivismo. Per contrastare il fenomeno, il ministero sta diffondendo nuove indicazioni operative per il riconoscimento di una guida autorizzata.
Per offrire visibilità istituzionale alle guide già iscritte all’elenco, invece, il ministero ha recentemente proposto la produzione di video e contenuti digitali di promozione sui canali ufficiali dello Stato. La cessione dei contenuti al ministero avviene però a titolo gratuito e senza limiti temporali o territoriali. La ConfGuide considera questa come un’opportunità di visibilità e promozione. Il paradosso tutto italiano sta però nella fatica con cui si arriva a svolgere un determinato lavoro e la semplicità con cui i suoi frutti possono essere ceduti a titolo gratuito.
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