Unagiovane di 25 anniè stata esclusa da un concorso per allievi marescialli dellaGuardia di Finanzaper una presunta “non idoneità psico-fisica”. Il motivo? Un piccolo tatuaggio sulla caviglia: una palma con un’onda.
Un dettaglio minimo, ma sufficiente secondo la commissione acompromettere il decoro dell’uniforme femminile, che prevede anche gonna e scarpe décolleté, lasciando quindi scoperta quella parte del corpo.
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Il caso e il ricorso al Tar
La candidata ha deciso di impugnare l’esclusione davanti alTribunale amministrativo regionale del Lazio, chiedendo l’annullamento del provvedimento. Nelricorso, la giovane, figlia di un finanziere, contesta non solo la decisione, ma anche unanorma del bando che vieta tatuaggi o alterazioni permanenti visibilise ritenuti lesivi del decoro dell’uniforme o della dignità del corpo.
Una regola che, sulla carta, appare uguale per tutti ma che in realtà non lo è perchéad uniformi diverse corrispondono conseguenze diverse. Secondo i legali della candidata infatti, il problema non è il tatuaggio in sé, ma la differenza tra uniformi maschili e femminili.Un uomo con lo stesso tatuaggio sulla caviglia non verrebbe escluso, perché la divisa maschile copre sempre quella parte del corpo. Per una donna, invece, la presenza di una uniforme alternativa con gonna rende il tatuaggio visibile.
Quindi una norma formalmente neutra può produrre effetti diversi a seconda del genere. È il concetto di “discriminazione indiretta”, riconosciuto anche a livello europeo. Non si tratta di una discriminazione esplicita, ma diun meccanismo più sottile, che finisce per penalizzare una categoria senza dichiararlo apertamente.
Parità di genere: il punto critico
Questo caso mette in luce il tema concreto della parità di genere che si gioca anche e soprattutto nei dettagli pratici e non solo nei grandi principi. Se una regola colpisce di fatto solo le donne, anche se scritta in modo uguale per tutti, qualcosa non torna.
Il punto non è se il tatuaggio sia appropriato o meno ma se il criterio di valutazione sia davvero equo. Viene allora spontaneo domandarsi una cosa: se tutto dipende dall’uniforme prevista e quindi dal genere, il rischio può essere quello di giudicare le persone non per ciò che sono, ma per come sono vestite.
In attesa della decisione europea
Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio hasospeso il giudizio,in attesa di una pronuncia della Corte di giustizia dell’Unione europea su un caso analogo sollevato nell’aprile 2025. La decisione sarà cruciale non solo per questa vicenda, ma anche per molti altri casi simili.
Intanto un caso del genere rende evidente una contraddizione. Un piccolo tatuaggio fa la differenza tra idonei ed esclusi ma porta anche a chiedersi se effettivamente non sia il caso di andare un po’ più a fondo nella regola e risalire al modo in cui viene costruita.
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