Nel giorno in cuisi festeggia la possibilità di esprimere liberamente il proprio orientamento sessualebisogna ricordare i Paesi in cui questo diritto continua a essere negato.Sono 70 i Paesi del mondo in cui essere omosessuale continua ad essere un reato, punito con pene detentive e corporali e nel peggiore dei casi con la morte.
La nascita del Coming Out Day
IlComing Out Daynasce nel 1988, grazie aRobert Eichberg, psicologo del New Jersey, eJean O’Leary, politica e attivista LGBTQ+ di Los Angeles, perricordare la “grande marcia” su Washingtonper i diritti dei gay e delle lesbiche svoltasi l’11 ottobre 1987.
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Una giornata di celebrazioni che di anno in anno è stata adottata da centinaia di Paesi, perricordare le lotte dei cittadini appartenenti alla comunità LGBTQ+e per sostenere tutti coloro che continuano a dichiarare apertamente la loro sessualità, nonostante lo stigma sociale.Fare coming out non è sempre facile, sia per il giudizio della famiglia che per quello della società in generale.È proprio per questo che le testimonianzedi coloro che appartengono alla comunitàLGBTQ+ sono fondamentaliper ispirare e confortare coloro che vivono la loro condizione con sofferenza.
È però anche unagiornata di orgoglio, necessaria per normalizzare e soprattuttoper attirare l’attenzione su una comunitàche esiste eche merita gli stessi diritti dei cittadini eterosessuali.
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— Coming Out Day (@itscomingoutday)October 11, 2016I Paesi in cui essere gay è illegale
Una giornata che non verrà celebrata in tutto il mondo, in particolare in quei70 Paesi in cui è ancora illegale essere omosessuali.
Paesi in cui non solo manca un riconoscimento della comunità LGBTQ+, ma persinola possibilità di intrattenere relazioni omosessuali è completamente negata.
In alcuni Stati, tra cuiIran, Arabia Saudita Emirati Arabi e Yemen, per chi ha questo tipo di relazioni è prevista lapena di morte. Sono molti di più i Paesi in cui essere gay, invece, prevede unapena detentiva: otto anni di carcere nelleMaldivee due inAlgeriae aSingapore, ma solo se la coppia è formata da due uomini.
Ma anche gli stati in cui l’omosessualità non è un reato,lo stigma e gli stereotipi rendono complesso il coming out. Non è sempre facile convivere con il continuo giudizio dei propri concittadini, e spesso dichiarare la propria omosessualità può precludere possibilità di crescita dal punto di vista lavorativo così come difficoltà nell’acquistare immobili.

La situazione italiana
InItaliala comunità LGBTQ+ è in continua espansione e ogni giornovengono portate avanti lotte per far ottenere ai cittadini omosessuali gli stessi diritti di quelli eterosessuali. Sono molti i passi in avanti compiuti dalla nostra penisola in materia. Il più grande successo risale al2016, anno a partire dal quale è possibile per le coppie dello stesso sesso unirsi civilmente attraverso le cosiddette“Unioni civili”, approvate dalla legge Cirinnà. Ma non è tutto oro quello che luccica: l’Italia rimane l’unico Paese europeo in cui il matrimonio tra coppie dello stesso sesso non è equiparato a quello eterosessuale.

Le unioni civili sono, infatti,un “matrimonio” che di matrimonio ha ben poco: non è possibile per i due futuri coniugi recitare alcuna formula durante il rito,non è presente l’obbligo di fedeltàcome nell’unione tra coppie eterosessuali eifigli nati dall’unionenonsono consideratifiglidella coppia, masolo del genitore biologico.
È recentissima, inoltre, la decisione direndere un reato universale la maternità surrogata, pratica in cui una terza persona esterna alla coppia porta avanti la gravidanza nel momento in cui questi non sono in grado di concepire o avere figli. Una gestazione utilizzata dalle coppie omosessuali, ma non solo, ma che ora in Italia non è più riconosciuta come valida. Non solo, infatti,non è più praticabile sul territorio italianoma anchei figli nati con questa modalitànel resto del mondo,non sono più adottabili dalle coppie italiane.
Una situazionenon paragonabile alle pene di morte, ma che comunquenega a normali cittadini, con la solacolpadi essere omosessuale,la possibilità di formare una famigliae ancora più spesso di poter godere degli stessi diritti di cui godono i connazionali eterosessuali.
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