“La passione che mi ha legato a lui mezzo secolo fa si è trasformata in un’ammirazione sconfinata per il suo talento”. CosìStefania Sandrelliha raccontato più volte il suo legame conGino Paoli.Una frase che racchiude una storia lunga una vita, fatta di slanci e ferite, luce e ombre. Unlegame indissolubileoltre le convenzioni e contro il perbenismo, l’emblema di una vita vissuta fino in fondo.
Lo stesso Paoli, ricordando quegli anni, raccontavauna vita che sembrava perfetta: “Avevo tutto.Successo, soldi, la casa più bella di Genova, Villa Paradisetto. Le due donne più belle d’Italia erano innamorate di me”. E ancora: una Porsche, una Flaminia Touring, una Ferrari Scaglietti. Il successo di Sapore di sale che dominava le classifiche.
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Eppure, dietro quell’abbondanza, il vuoto: “Forse troppo. Avevo tutto, sì. Ma non sentivo più niente”. Il punto in cui il troppo diventa insopportabile.
Il giorno che cambiò tutto
Con queste parole, Gino Paoli, spiegava il suo gesto più estremo. L’11 luglio del 1963, resta una ferita aperta: Paoli decise di farla finita. “Un giorno mi sono puntato la pistola al cuore, credo solo di aver detto fra me e me: ‘Hai tutto, molto di più di quello che ti serve. Hai visto tutto, non ti resta più niente da guardare. Perché non te ne vai a vedere che cosa c’è dall’altra parte?Che ti frega“.
Un coraggio disumano spiegato con un pensiero semplice, a tratti banale. Quella notte, in via Byron, aGenova, Paoli si ricordò di avere due pistole e pensò: “Le carico entrambe e le provo su un libro spesso, un grosso vocabolario, per vederequale delle due arriva più in profondità“.
Un’idea lucida e fredda. Forse l’unico modo reale per porre fine alla propria esistenza in un attimo, senza esitazione. “Mi stendo, me la punto al cuore. Faccio un respiro. Premo il grilletto. Sento un dolore pazzesco, come se una montagna mi fosse precipitata sul petto, e poi più niente“.
Il cantautore venne portato in ospedale gli fu salvata la vita ma ilproiettile gli rimase accanto al cuore, in un punto troppo delicato per essere raggiunto chirurgicamente senza rischi. Un compagno per la vita, un promemoria dell’abisso davanti al quale si era trovato quella notte d’estate.
Gino Paoli e Stefania Sandrelli
Paoli ha parlato spesso di quel giorno e di quel gesto, forse anche per mettere a tacere le voci secondo cui la motivazione era una: l’amore smisurato per ledonne. Il cantautore ha sempre avuto una vita sentimentale complicata: era sposato con la moglieAnna, aveva una storia conOrnella Vanoni e ne aveva da poco iniziata una con l’attrice Stefania Sandrelli.
Stefania aveva 15 anni quando vide Gino per la prima volta. Era l’inizio degli anni 60, aLa BussoladiMarina di Pietrasanta i loro sguardi si incontrarono e “quella stanza non ebbe più pareti”. Lui era già famoso, sposato e aveva trent’anni. Una storia iniziata nella clandestinità e in due fasi della vita completamente diverse: un giovane uomo avviato e una ragazzina che sognava di diventare un’attrice.
Negli anni, le loro vite scorrono parallele. Lei cresce, diventa un’attrice affermata. Lui resta un uomo inquieto, sempre in bilico. Il loro amore cambia, si consuma, ma non si spegne. Dopo il tentativo di suicidio, Stefania corse da lui, disperata: “Non è vero che mi ami, altrimenti non l’avresti fatto”.
Nel 1964 nacqueAmanda, figlia di Stefania, che porterà il cognome della madre. Nello stesso anno nacqueGiovanni, figlio di Paoli e della moglie Anna. Uno scandalo enorme per l’epoca. Ma loro andarono avanti, contro tutto e tutti.
Un legame che non si è mai spezzato
La relazione tra Gino Paoli e Stefania Sandrelli si interruppe definitivamente nel1968. Ma il legame non si spezzò. Amanda, a 8 anni, andò a vivere con il padre e la sua famiglia.Una famiglia allargata quando ancora non esisteva nemmeno il termine per definirla.
Nel tempo ci sono stati altri amori, altre vite. Ma tra loro è sempre rimasto qualcosa di più profondo di una semplice storia finita, è stata una di quelle storie imperfette, scandalose, vere. Proprio come le canzoni che lui ha scritto.
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