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Garlasco, Sempio rompe il silenzio: «Non ci sono argomenti per un processo» e sull’errore del Ris:«Sarebbe estremamente grave»

Nella prima intervista dopo la chiusura delle indagini, a Quarto Grado, Andrea Sempio rivendica il 44 di scarpe, liquida il movente come «fumoso» e apre a un'inchiesta sull'errore del Ris. Abbiamo verificato ogni sua affermazione con le carte del fascicolo. E abbiamo messo in fila le domande che nessuno gli ha fatto

6 Min di lettura

Diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, e cinque giorni dopo che la Procura di Pavia ha chiuso per la seconda volta le indagini a suo carico, Andrea Sempio si è seduto davanti a una telecamera. Venerdì sera, a Quarto Grado su Rete 4, ha risposto alle domande del giornalista Guglielmo Mazzola. È stata la sua prima intervista dopo l’avviso di conclusione delle indagini.

Ha parlato di scarpe, di telefonate, di movente, e perfino dei pedali di Alberto Stasi. Lo abbiamo ascoltato, e abbiamo messo ogni sua affermazione accanto a ciò che dicono gli atti.

Andrea Sempio è indagato per l’omicidio di Chiara Poggi e si presume innocente.

Sempio sul processo: «Non ci sono argomenti»

Sempio ha aperto l’intervista con una previsione: la vicenda, secondo lui, potrebbe chiudersi già in udienza preliminare, perché non vede argomenti per arrivare a un vero processo. Se dovesse accadere, ha detto, lo affronterà. Parlando con la difesa, ha aggiunto, nessun elemento preoccupa più di altri.

È la posizione di ogni indagato, e va rispettata. Ma è anche una sicurezza che, per ora, non è stata messa alla prova. Nell’intervista non si è parlato dei tabulati delle celle telefoniche che, secondo i pm, non tornano con il suo racconto, né delle divergenze tra le sue dichiarazioni del 2017 e quelle del padre. Sono i punti più concreti dell’accusa sull’alibi.

Sempio sulle scarpe: «Avevo il 44, ce l’ho ancora»

Sulla scarpa dell’assassino Sempio è stato netto: ha detto di aver portato il 44 allora come oggi, e che la compatibilità indicata dalla consulente della Procura Cristina Cattaneo, che ha misurato il suo piede e lo ritiene compatibile con una 42-43, non è un elemento che lo colleghi davvero alla scena del crimine.

È un’affermazione di parte, e non risolve nulla. Ma la partita è più aperta di quanto sembri, e non solo per lui. La misura 42 è nata soltanto nel 2014, nel processo che ha condannato Stasi. E oggi la stessa Procura di Pavia, in un atto del 6 maggio passato quasi inosservato, scrive che non si può concludere che quell’impronta sia di una Frau 42. Abbiamo ricostruito tutta la storia di quella scarpa, documenti alla mano, in un approfondimento dedicato.

Sempio sulle telefonate: «Neanche trenta secondi»

Sulle tre chiamate a casa Poggi del 7 e 8 agosto 2007, che per l’accusa segnalano un interesse per Chiara, Sempio ha ricordato che, messe insieme, non arrivano a trenta secondi, e che non aveva nemmeno il numero della ragazza. I tabulati dicono trentuno secondi: il senso è quello. È vero anche che furono fatte al numero fisso di casa. Ma per i pm il punto non è la durata, è il momento: i giorni in cui Marco Poggi era in vacanza.

Il movente: «Fumoso»

Sul movente ipotizzato dalla Procura, Sempio ha parlato di un elemento interpretabile e fumoso, perché si regge in gran parte su un’intercettazione ambientale che, a suo dire, tecnici diversi non trascrivono allo stesso modo. Non entriamo nel contenuto di quel materiale, che la legge non consente di pubblicare. Ma l’obiezione merita attenzione: un movente che dipende dall’interpretazione di un audio va maneggiato con estrema prudenza, da chiunque.

Sempio sui pedali di Stasi: «Sarebbe estremamente grave»

Il passaggio più inatteso è arrivato sul Dna dei pedali della bici di Alberto Stasi, le due analisi negative mai arrivate ai giudici. Sempio ha detto che, se fosse confermato l’errore del Ris, sarebbe una cosa estremamente grave, perché Stasi è in carcere da anni; che la giustizia può sbagliare e che questo lo spaventa; e che, se si vuole approfondire quella questione, «ben venga».

Nelle anticipazioni diffuse prima della puntata gli era stata attribuita anche l’idea che la condanna di Stasi fosse fondata. Nella parte dell’intervista che abbiamo ascoltato il tono è diverso: quello di chi sa che, se un errore ha colpito un uomo, può colpirne un altro.

Infine ha raccontato che per strada riceve più solidarietà che attacchi, ma che negli ultimi giorni le aggressioni si sono fatte più gravi, e che ha cominciato a denunciarle. Su questo non ci sono due versioni: qualunque cosa decidano i giudici, nessuno ha il diritto di farsi giustizia da sé.

Garlasco, le domande che nessuno ha fatto

Un’intervista esclusiva in prima serata era l’occasione per chiedere a Sempio ciò che le carte lasciano aperto. Perché ha rifiutato la visita dello psichiatra della Procura, dopo essersi sottoposto a quella di una psicoterapeuta scelta dalla sua difesa? Come spiega i tabulati che per i pm non tornano e le divergenze con il padre? Perché ha conservato l’originale dello scontrino di Vigevano anche dopo la condanna definitiva di Stasi? Che cosa pensa dei consulenti che, prima di lavorare per lui, attribuivano alla sua linea paterna il Dna sulle unghie?

Sono domande che non hanno avuto risposta. E nella stessa serata se n’è aggiunta un’altra, la più pesante: Nuzzi ha annunciato che sul fronte della corruzione legata all’archiviazione del 2017 sono arrivati alla Procura di Pavia nuovi elementi, che riguarderebbero anche lui. Approfondiremo questo tema in un articolo dedicato, che sarà presto pubblicato.

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