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Garlasco, la famiglia Poggi: “Noi intercettati, una vergona”

I legali della famiglia di Chiara: "che intercettino Marco ci può stare, ma perché farlo anche con i genitori?" Poi aggiungono, "ma non pensavamo che ci si spingesse fino al punto di attaccare frontalmente la famiglia della vittima", solo perché ha una posizione contraria rispetto all’ipotesi investigativa

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“È vergognoso, non pensavamo che si potesse arrivare a tanto. Ormai si è perso il lume della ragione”. Ieri mattina, al telefono con i loro avvocati, la famiglia Poggi si è lasciata andare ad un duro sfogo. Rabbia e sconforto nelle parole dei genitori di Chiara. Dopo la lettura dei giornali hanno capito quello che nel corso della giornata è emerso chiaramente dalle carte dell’inchiesta di Pavia:Giuseppe Poggi, Rita Preda e il figlio Marco sono stati a lungo intercettati. Sono state scandagliate conversazioni in famiglia, interviste e commenti con vari giornalisti.

La nota dei legali della famiglia e l’attacco esplicito ai carabinieri

Non è tardata la dura nota degli avvocati Gianluigi Tizzoni e Francesco Compagna. “Prendiamo atto che laProcura di Pavia abbia ritenuto di sottoporre a intercettazioni i familiari della vittima la cuiincredibile colpa sembra essere stata quella di aver partecipato attivamente a un processo conclusosi con la condanna irrevocabile di Stasie di non credere in alcun modo al coinvolgimento di Sempio”. Mettono in chiaro poi“l’impropria diffusione degli esiti di tale sorprendente attività captativa in spregio a tutte le norme penali di riferimento”.

Poil’attacco esplicito ai carabinieri che hanno condotto la nuova inchiesta su Sempio. “Per rispetto istituzionale abbiamo sempre evitato di esternare le ragioni per le quali la famiglia Poggi ritiene che le attività di indaginecompiute dai Carabinieri di Milano Moscova siano state gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti giornalistici, concentrando la nostra attenzione sui dati oggettivi”: Senza contare le continue aggressioni che si susseguono da un anno nei confronti della famiglia Poggi e della loro amarezza per quanto sta avvenendo, Giuseppe, Rita e Marco vogliono continuare a mantenere un atteggiamento rispettoso, evitando esternazioni sul tema, nella convinzione che gli accertamenti processuali debbano avvenire nelle sedi preposte”.

L’insinuazione di una commistione tra le versioni dei Poggi e quelle del fronte Sempio

L’avvocato Francesco Compagna è ancora più esplicito.“Che intercettino Marco ci può stare, ma perché farlo anche con i genitori?”si chiede. i legali della famiglia avevano elementi che facevano ritenere che questa indagine fosse partita con un obiettivo ben preciso,“Ma non pensavamo che ci si spingesse fino al punto di attaccare frontalmente la famiglia della vittima”solo perché ha unaposizione contraria rispetto all’ipotesi investigativa. Poi aggiunge: “Evidentemente nessuno riesce a perdonare loro il fatto che conoscano gli atti e non si lascino suggestionare dalle uscite mediatiche ad orologeria”. Nell’informativa neanche i carabinieri si mostrano teneri con la famiglia Poggi, velatamente accusata di una particolare contiguità con i legali del nuovo indagato Sempio.

I militari scrivono che dalle intercettazioni“emerge chiaramente come vi sia certamente una commistione tra le versioni della famiglia Poggi e quelle indotte dal fronte Sempio, rappresentato dall’avvocata Angela Taccia. E senza girarci intorno, parlano di“situazione di anomalia nell’intreccio tra indagato e famiglia Poggi”. Quindi ci sono le già note considerazioni su Marco Poggi, accusato di avere modificato le sue deposizioni e di tenere un atteggiamento definito “ostile”. Compagna commenta così l’episodio:“La posizione di Marco viene definita ostile per il solo fatto di aver raccontato che i suoi amici spesso scendevano in cantina, senza poter sapere che questa verità molto semplice avrebbe finito per demolire sul nascere l’indizio della famosa impronta 33”.

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