Ildelitto diGarlascoritorna quotidianamente con scioccanti novità. L’omicidio diChiara Poggiavvenuto il 13 agosto del 2027 a Garlasco, è tornato al centro dell’attenzione e, dopo la condanna definitiva all’ex fidanzatoAlberto Stasi,ora il principale indagato è l’amico del fratello di Chiara,Andrea Sempio.
Elementi centrali nelle indagini sarebbero degli audio, dei “soliloqui” attribuiti a Sempio che, secondo la difesa,non avrebbero alcun valore confessorio né sarebbero in grado di rappresentare elementi nuovirispetto al dibattito mediatico già circolato sul caso. È la posizione dell’avvocatoLiborio Cataliotti,uno dei difensori del 38enne indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, che si prepara a depositare una serie di consulenze tecniche in Procura.
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Secondo la difesa, gli audio e le intercettazioni in auto non aggiungerebbero nulla di sostanziale rispetto ai commenti già diffusi da podcast e trasmissioni televisive. Proprio su questo punto i legali sostengono che non possa essere attribuita agli stessi alcuna natura confessoria, annunciando anche unamemoria con allegati per contestualizzare i contenuti.
Le consulenze: BPA, impronta 33 e analisi medico-legali
Il lavoro della difesa si concentra su più fronti tecnici. Sono in fase di deposito consulenze sull’analisi delletracce ematiche, sull’impronta numero 33, suaspetti medico-legalie su unaperizia genetica supplementare. A queste si aggiunge un’analisi sulle impronte di scarpe,con l’obiettivo di dimostrare che la misura e la conformazione del piede di Sempio non sarebbero compatibili con la traccia repertata sulla scena del crimine.
In particolare, viene contestata la ricostruzione secondo cui l’impronta insanguinata sarebbe riconducibile a unascarpa numero 42-43: secondo la consulenza difensiva, la larghezza della pianta del piede di Sempio, che calza un44, non sarebbe compatibile con la traccia rilevata.
L’impronta sulla scena del crimine
La difesa contesta inoltre l’attribuzione dell’impronta 33,rinvenuta su una parete delle scale non lontano dal corpo della vittima. Secondo i consulenti dell’indagato, non sarebbe possibile ricondurla a un soggetto specifico e anche la sua collocazione spaziale sarebbeincoerente rispetto alle ricostruzioni della procura.
L’intero impianto difensivo punta dunque a mettere in discussione le principali evidenze tecniche alla base dell’ipotesi accusatoria, evidenziando incongruenze nelle misurazioni e nelle ricostruzioni tridimensionali della scena del crimine.
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