Ci sono voluti meno di ventiquattro ore. Venerdì sera, a Quarto Grado, il genetista della famiglia Poggi Marzio Capra aveva sostenuto che il 24 settembre 2007 i consulenti di Alberto Stasi erano stati informati dal Ris delle due analisi negative sui pedali della bicicletta. E quando gli era stato fatto notare che uno di loro lo negava, aveva risposto che sarà stato distratto.
Sabato i due consulenti di allora, il medico legale Francesco Maria Avato e il genetista Matteo Fabbri, hanno risposto con una nota diffusa all’Ansa. La circostanza, scrivono, è «assolutamente falsa». Le affermazioni di Capra gettano pesanti ombre sul loro operato e troveranno adeguata tutela nelle sedi competenti. Nel frattempo chiederanno alla Procura di Pavia di essere ascoltati come persone informate sui fatti, perché la vicenda venga chiarita una volta per tutte.
È uno scontro tra consulenti, si dirà. Ma non è solo parola contro parola. E soprattutto, è lo snodo che avevamo segnalato una settimana fa.
Cosa aveva detto Capra
Venerdì a Quarto Grado Capra aveva ricostruito così quella mattina del 2007: era tornato in laboratorio lunedì 24 settembre, gli erano stati mostrati tutti i risultati della settimana, compresi quelli negativi, e aveva firmato il verbale in cui si attestava che i consulenti avevano visto i risultati ottenuti fino a quel momento. Alla giornalista Candida Morvillo, che gli ricordava la smentita di Fabbri, aveva replicato che il collega «sarà stato distratto».
Lo stesso Capra, quattro giorni prima, aveva sostenuto in un’intervista che quei due file fossero una corsa del 10 settembre e non controanalisi successive. Le due versioni, come abbiamo scritto nel nostro articolo sulle due versioni di Capra, non stanno insieme. Se i negativi erano del 10 settembre, non potevano essere tra i risultati della settimana dal 17 al 24. E se furono mostrati il 24 come risultati di quella settimana, erano successivi al positivo del 19.
Cosa rispondono Avato e Fabbri
La nota dei due ex consulenti è netta su tre punti.
LA NOTA DI AVATO E FABBRI, IN SINTESI
- Il 24 settembre 2007 — nessuno li informò delle due corse negative: la circostanza è definita falsa
- Né allora né dopo — non ne ebbero mai conoscenza, «né visiva, né documentale», nemmeno durante il processo
- Il riscontro — i negativi non sono mai entrati nel fascicolo, non sono citati in alcun atto o consulenza e non risultano inviati ai periti del giudice nel 2009
- Il 27 settembre 2007 — all’udienza di convalida il difensore Angelo Giarda dichiarò che i consulenti conoscevano due soli tracciati: quello di confronto di Chiara e un unico tracciato positivo del pedale, la corsa del 19 settembre
- Le iniziative — tutela legale nelle sedi competenti e richiesta di essere sentiti dalla Procura di Pavia
Il documento del 27 settembre 2007
Il punto più importante della nota non è l’annuncio della querela. È il richiamo a un atto del 2007.
Il 27 settembre 2007, tre giorni dopo quel verbale, si tenne l’udienza di convalida del fermo di Stasi. Secondo quanto riportano i due consulenti, in quella sede il professor Angelo Giarda, allora difensore di Stasi, precisò espressamente che la difesa aveva e conosceva soltanto due tracciati: il profilo di confronto di Chiara Poggi e un unico tracciato, positivo, del campione dei pedali.
Se il verbale di quell’udienza lo conferma, è un elemento che pesa più di qualunque ricordo. Perché è stato messo a verbale davanti a un giudice, tre giorni dopo i fatti, da chi aveva tutto l’interesse a usare un risultato negativo, se lo avesse conosciuto. Un difensore che sa di avere in mano due analisi che smentiscono la prova principale contro il suo assistito non dichiara al giudice di conoscere un solo tracciato positivo. Il testo integrale di quel verbale non lo abbiamo letto, e va verificato. Ma la logica, qui, è dalla parte di Avato e Fabbri.
Lo avevamo scritto
C’è un passaggio della nota che riguarda direttamente il nostro lavoro. Avato e Fabbri scrivono che i due negativi non risultano inviati ai periti del giudice Stefano Vitelli nel 2009. È esattamente ciò che avevamo documentato il 2 ottobre, nel nostro articolo sui due test che i periti non videro mai: a pagina 8 della perizia del 2009 c’è l’elenco dei file che il capitano del Ris Alberto Marino fece arrivare ai periti per posta elettronica, e le due corse negative non ci sono.
E nel nostro articolo su Capra avevamo messo in fila gli altri indizi che oggi i due consulenti rivendicano. La frase di Avato del 2007, citata da alcuni come prova che la difesa conoscesse i negativi, parlava in realtà di una superficie negativa al luminol, cioè di un test per il sangue sulla bici, non di nuove analisi del Dna. Nei motivi depositati in Cassazione nel 2015 la difesa di Stasi discute il Dna sui pedali per pagine intere senza mai citare due ripetizioni negative. E il verbale del 24 settembre, che Capra richiama, non elenca quali risultati furono mostrati.
Avevamo scritto anche un’altra cosa: che Capra, consulente di una parte, non aveva alcun obbligo di portare ai giudici un elemento favorevole alla controparte, e che quell’obbligo gravava sull’accusa e sul suo laboratorio. Vale ancora. Ma oggi la domanda è diversa: se Capra quei negativi li vide davvero il 24 settembre 2007, come ha detto in tv, perché non li vide la difesa, che quel giorno era nella stessa stanza e tre giorni dopo dichiarò in aula di non averli?
Parola contro parola? Non del tutto
Va dato conto anche dell’altra parte. Capra ha diritto alla sua versione, e la querela annunciata la metterà alla prova nelle sedi giudiziarie. Ci sono poi voci che, almeno in parte, vanno nella sua direzione: davanti ai pm Marino ha detto di non poter escludere di aver mostrato le corse negative ai consulenti di Stasi, e altri ex ufficiali del Ris hanno descritto consulenti molto presenti in laboratorio. Lo stesso Capra, a Quarto Grado, ha confermato però che nei giorni del positivo e dei negativi, dal 18 al 21 settembre, i consulenti di parte non c’erano.
Il resto è un percorso documentale che finora va in una sola direzione. Le relazioni del Ris del 24 e del 25 settembre 2007 parlano soltanto del risultato positivo. L’udienza del 27 settembre, secondo i due consulenti, registra un solo tracciato noto alla difesa. La perizia del 2009 non riceve i file negativi. I motivi della difesa del 2015 non li citano. Contro tutto questo c’è un ricordo di diciannove anni dopo, riferito in televisione, e un verbale che non dice cosa fu mostrato.
Cosa succede adesso
Le strade sono due. Quella giudiziaria, se la querela sarà depositata: sarà un giudice a stabilire se le parole di Capra siano diffamatorie. E quella investigativa, che conta di più: Avato e Fabbri chiedono di essere sentiti dalla Procura di Pavia, che sui test negativi ha aperto un fascicolo contro ignoti. Mettere a confronto Capra, Fabbri, Avato e Marino sulla mattina del 24 settembre 2007, e acquisire il verbale dell’udienza del 27, è il modo più semplice per chiudere la questione.
Nel frattempo una cosa si può dire. Per una settimana si è discusso se la difesa di Stasi sapesse. Oggi chi rappresentava quella difesa dice di no, e indica un atto del 2007 a sostegno. Se fosse confermato, la domanda tornerebbe dove l’abbiamo posta fin dall’inizio: non a chi guardava i risultati, ma a chi doveva metterli per iscritto e non lo fece.
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