L’apertura di una indagine da parte della Guardia di Finanza in relazione alle presunte spese sostenute dal presidente del Garante della privacy, Pasquale Stanzione e da alcuni membri dell’Autorità, tra cui Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza, ha acceso l’attenzione dell’opinione pubblica nei riguardi delle attività di questo specifico ente pubblico. Un caos destinato a durare ancora a lungo, almeno finché non sarà chiarito se le ipotesi di reato di corruzione e peculato possano considerarsi reali.
Intanto, però, cresce anche la curiosità in riferimento alle specifiche spese finite nel mirino delle Fiamme Gialle. Come riferito ieri da Repubblica, i finanzieri avrebbero sequestrato telefoni cellulari e computer degli indagati al fine di analizzarne il contenuto e cercare prove che siano utili al caso. I dubbi riguardano nello specifico l’aumento di spese registrato dal 2021 al 2024. In questi cinque anni, i costi per il Collegio sono aumentati del 46%, ovvero con un incremento di 776mila euro annui.
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Garante della privacy: le spese sotto indagine
Come riferisce Repubblica, sembra che queste spese siano riconducibili “in larga parte a rimborsi per viaggi, soggiorni in alberghi di categoria cinque stelle, cene di rappresentanza, servizi di lavanderia e anche fitness e benessere per la persona“, come si legge nel decreto. In particolare, si parla di una spesa di seimila e settecento euro sostenuta da Stanzione per l’acquisto in tre anni di bistecche di lombo, così come di 80mila euro spesi nel corso di un viaggio in Giappone.
Secondo la testata, ogni membro del collegio avrebbe avuto a disposizione una carta di credito con un fondo illimitato da utilizzare per spese da giustificare. Proprio con questa carta sarebbero stati compiuti parte degli acquisti ora sotto indagine. Da qui, nascerebbero le “condotte disinvolte che offendono il decoro dell’ente“, di cui ha scritto la Procura di Roma nel decreto di perquisizione.
Ai magistrati avrebbe reso testimonianza anche Angelo Fanizza, magistrato del Tar che si è dimesso dopo la polemica sugli accessi informatici. Questo sarebbe uno dei principali testimoni dell’accusa e nel corso del suo colloqui avrebbe sostenuto di non sapere come queste spese “siano state fatte“, aggiungendo di aver cercato senza esito sia fatture che scontrini.
Inoltre, agli atti risulterebbero anche le testimonianze di altri dipendenti del Garante della privacy, secondo cui sembra che l’Autorità pagasse anche l’alloggio ai membri che venivano da fuori Roma. Cerrina Ferroni e Agostino Ghiglia alloggiavano in modo stabile in alberghi a cinque stelle della capitale. Stanzione aveva invece casa in piazza della Pigna. Anche in questo caso, si registra un aumento dell’affitto che passa da 2.900 euro al mese a 3.700.
Un aumento che Fanizza descrive come “anomalo“, tanto da bloccare il pagamento. In questo caso, però, ad attirare l’attenzione è anche la vicinanza dell’abitazione di Stanzione con un B&B riconducibile ad una società facente capo alle sue figlie. Inoltre, Fanizza ha spiegato di non sapere se Stanzione vivesse da solo, ma sul contratto di affitto vi sarebbe anche il riferimento a due famigliari.
Una serie di questioni, da aggiungere agli spostamenti in auto blu e alle spese durante le trasferte, su cui ora dovranno concentrarsi gli agenti della Guardia di Finanza, al fine di redigere un quadro chiaro su cui poi i magistrati saranno chiamati a decidere.
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