La memoria non si può cancellare.Sono passati 25 anni dai fatti del G8 di Genova nel 2001.La morte di Carlo Giuliani, i pestaggi e l’irruzione nella scuola Diaz dove dormivano i manifestati. In un’intervista alCorriere della Sera, l’ex magistrato che ebbe l’incarico di indagare sulle violenze dei poliziotti alla Diaz,Enrico Zucca, ha raccontato le indagini e il ricordo di quei giorni.
“Ricordo la città blindata,la tensione dopo l’omicidio di Giuliani. Ricordo l’aria densa di lacrimogeni, il sangue dei feriti alla Diaz, e poi il verbale da arresto di massa”. L’ex pm lo definisce “grottesco”, ovvero “una associazione a delinquere di 93 persone che non si conoscevano nemmeno”. A Zucca viene in mente l’immagine di un giornalista “che porta ancora i segni della tortura”.
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G8 di Genova, le indagini e la “solitudine della magistratura
Per quanto riguarda le indagini, la giornalista Giusi Fasano ricorda all’ex magistrato di aver parlato di “solitudine della magistratura”. Zucca precisa che “è stata istintiva la riluttanza ad accettare non l’inchiesta in sé ma quello che emergeva man mano”, l’ex pm specifica che “c’è voluto poco a capire che quei poliziotti, la spina dorsale della polizia italiana, stavano mentendo”. Enrico Zucca inserisce questa indagine tra quelle “impopolari, che danno fastidio a tutti”. L’elemento più devastante per l’ex magistrato è “il fatto che forze di polizia ordinarie siano state in grado di violare diritti fondamentali, per raggiungere obiettivi legata a una subcultura alimentata nei Corpi”.
Sul piano dell’atteggiamento presumibilmente ostile nei confronti della magistra, l’ex pm ha specificato che “quella è una pagina che va riscritta dentro il Corpo di polizia, per ricostruire il rapporto con i cittadini”. Infine, Zucca ha aggiunto che come ultimo giorno in servizio “ho voluto passare dalla Questura di Genova per un saluto. Mi ha fatto piacere ricevere una targa che riprende un’espressione a cui tengo molto:un’altra polizia è possibile”.
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