Nella basilica diBasilica di Santa Giustina a Padova, si è svolto l’ultimo saluto adAlex Zanardi. La bara bianca, accolta da un lungo applauso, è arrivata accompagnata dalla moglieDanielae dal figlioNiccolò, in un clima di profonda commozione nonostante la pioggia. Dentro la chiesa, gremita da oltre duemila persone, e fuori, dove molti hanno atteso per ore, si è respirata un’aria digratitudineverso un uomo che ha segnato lo sport e le coscienze.
Durante l’omelia, donMarco Pozza, anche lui sportivo maratoneta, ha tracciato un ritratto intenso e umano di Zanardi, sottolineando come il suo esempio abbia lasciato un’eredità concreta: non tanto quella di un eroe irraggiungibile bensì diuna persona capace di rendere migliori gli altri.
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Il mondo dello sport riunito per Zanardi
Una riflessione che ha spostato il centro del ricordo dalla grandezza sportiva alla profondità umana. Infatti a rendere omaggio a Zanardi, numerosi volti noti: daGianni MorandiaBebe Vio, daAlberto TombaaGiovanni Malagò, fino alle istituzioni con il ministroAndrea Abodi.Presente anche la comunità diObiettivo3, l’associazione fondata da Zanardi, simbolo concreto del suo impegno per lo sport inclusivo.
Un simbolo sotto l’altare
Sotto l’altare è stata collocata la suahandbike, oggetto che più di ogni altro racconta la seconda vita sportiva di Zanardi, quella costruita dopo l’incidente. Non un semplice cimelio ma il segno tangibile di una volontà che ha trasformato il limite in possibilità.
Le parole, gli applausi e i silenzi di questa giornata raccontano una verità semplice: Alex Zanardi è stato ricordato solo per ciò che ha vinto ma anche e soprattutto per come ha vissuto. La sua storia lascia una domanda aperta, la stessa suggerita durante la cerimonia:quell’esempio verrà raccolto o resterà solo un momento di commozione?E la risposta, più che nelle celebrazioni, probabilmente sta nelle scelte quotidiane di chi oggi lo ha salutato.
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