Almeno 87 attivisti della Global Sumud Flotilla hanno annunciato l’inizio di uno sciopero della fame “fino alla liberazione dei nostri compagni”, denunciando quello che definiscono un “rapimento illegale in acque internazionali”. Il messaggio, diffuso su Telegram dagli organizzatori, parla di un’azione militare avvenuta “per la seconda volta in tre settimane” e collega la protesta alla richiesta di liberazione di “oltre 9.500 palestinesi detenuti nelle prigioni israeliane”.
Secondo quanto riferito dagli attivisti, lo sciopero della fame rappresenta un gesto di solidarietà e pressione politica, accompagnato dall’appello ai governi affinché condannino l’operazione israeliana. La Flotilla era partita dal porto turco di Marmaris con l’obiettivo dichiarato di raggiungere la Striscia di Gaza trasportando aiuti umanitari.
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Il trasferimento ad Ashdod e posizione di Tel Aviv sulla Flotilla
Il ministero degli Esteri israeliano ha confermato che tutti i 430 attivisti a bordo delle imbarcazioni, sequestrate nella serata di ieri, sono stati trasferiti su navi israeliane e sono diretti verso il porto di Ashdod. Poi una volta arrivati in Israele, potranno incontrare i rappresentanti consolari dei rispettivi Paesi.
In una nota ufficiale, Tel Aviv ha definito l’iniziativa “un’azione propagandistica al servizio di Hamas”, respingendo le accuse di sequestro illegittimo. Tra le persone a bordo figurano 29 cittadini italiani, incluso il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto, oltre a tre residenti in Italia con passaporto straniero.
Tajani: “Liberazione immediata per gli italiani”
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto nella notte diversi contatti con l’omologo israeliano Gideon Saar, chiedendo che i cittadini italiani vengano “liberati e messi in condizione di ripartire al più presto”. Intanto, la Farnesina ha sottolineato l’esigenza di garantire l’incolumità e il rispetto dei diritti di ogni attivista della Flotilla coinvolto.
Attualmente, i funzionari dell’Ambasciata d’Italia sono in contatto con le autorità del porto di Ashdod per fornire assistenza consolare ai connazionali. Gli attivisti, secondo quanto comunicato, dovrebbero essere trasferiti in una struttura per le procedure di identificazione esuccessivamentemessi in condizione di lasciare il Paese.
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