“Gaza stiamo arrivando“, questo è lo slogan della spedizione italiana dellaGlobal Sumud Flotilla, la più grande missione umanitaria via mare in soccorso alle popolazione di Gaza. Circa 50 imbarcazioni partite da vari porti d’Europa, tutte dirette verso le coste della Striscia per rompere il blocco navale imposto dalla Palestina.
Nel pomeriggio di oggi, le prime quattro imbarcazioni sono partite dal porto di Siracusa per poi raggiungere le altre 14 ad Augusta. “Dalla Sicilia partono 150 persone, e sono 600 se consideriamo tutta la missione“, ha spiegato Maria Elena Delia, portavoce italiana che salperanno, chiarendo che le navi potrebbero incontrarsi con il resto della spedizione già all’alba di domani. A Siracusa sono state accolte da un presidio di 200 persone ed erano numerose le bandiere palestinesi fatte sventolare al ritmo dei cori “Free Palestine“.
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La portavoce della spedizione italiana ha poi deciso di mandare un messaggio chiaro al governo italiano, chiedendo ditutelare i cittadini presenti a bordo della spedizione, nel caso in cui questi dovessero essere prelevati, sequestrati o incarcerati. Il riferimento è alle parole del ministro di estrema destra israeliano,Itamar Ben Gvir, il quale aveva presentato al governo un piano per punire gli attivisti.
Questo, considerando gli attivisti dei sostenitori di Hamas, avrebbe previsto di non rilasciare immediatamente i passeggeri della Flotilla, trattenendoli per un periodo all’interno di prigioni israeliane per terroristi. “Non vogliamo le scorte, ma una interlocuzione diplomatica con Israele“, ha spiegato, ponendo come esempio come il ministro spagnolo Pedro Sanchez abbia esteso l’immunità ai cittadini spagnoli che stanno partecipando alla missione.
A Siracusa si sono aggiunti anche i parlamentari italiani che parteciperanno alla spedizione. “Possiamo metterci i nostri corpi, la nostra immunità diplomaticaper proteggere questa Flotilla perché i nostri governi non fanno abbastanza“, ha tuonato l’europarlamentare di Alleanza verdi e sinistra Benedetta Scuderi, ricordando il forte sostegno dell’opinione pubblica.
A bordo c’è anche il presidente dell’Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche d’Italia, Yassine Lafram, il quale ha spiegato di aver deciso di imbarcarsi per “passare dalle parole ai fatti“. Il presidente ha spiegato che quello attuale è un momento in cui non si può tornare indietro: “L’unica soluzione è la creazione di un unico Stato libero e democraticodove possano convivere insieme ebrei, arabi, musulmani, cristiani però ci vuole una supervisione internazionale“.
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