Per la terza volta la Corte Costituzionale torna a pronunciarsi sullalegittimità dell’articolo 580del codice penale, la norma che puniscel’istigazione o l’aiuto al suicidio. Per la prima volta, però, il tema delfine vitaarriva davanti alla Consulta attraverso il confronto diretto trapersone malate con posizioni opposte: 11 in totale, di cui 3 favorevoli all’ampliamento della disciplina sul suicidio assistito e 8 contrari alla modifica delle regole attuali.
Un passaggio considerato storico e simbolico, che arriva dopo lasentenza n.242 del 2019, con cui la Corte aveva già introdotto unacausa di non punibilitàper chi aiuta al suicidio una persona che si trova in determinate condizioni.
Leggi Anche
La Consulta aveva stabilito quattro requisiti fondamentali: unapatologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, la piena capacità di intendere e di volere e la necessità di essere mantenuti in vita attraverso trattamenti di sostegno vitale.
Il trattamento di sostegno vitale
La questione centrale su cui dovrà esprimersi oggi la Corte riguarda proprio quest’ultimo requisito. La legittimità costituzionale dell’articolo 580 è stata sollevata dalgip di Bolognanell’ambito del caso di una donna di89 anni affetta da Parkinsonma non dipendente da macchinari o trattamenti di sostegno vitale.
Nel 2023 la donna era stata accompagnata in Svizzera daMarco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, e dadue attiviste, per poter accedere al suicidio assistito. La richiesta alla Consulta è quindi quella di ampliare la possibilità di ricorrere alla morte assistita anche a chi soffre di una malattia irreversibile e invalidante ma non dipende da un trattamento salvavita.
Gli otto malati contrari all’ampliamento
Sul fronte opposto ci sono gli otto malati ammessi nel giudizio costituzionale che chiedono invece di mantenere il limite attuale. Secondo l’avvocato che li rappresenta,Carmelo Leotta, eliminare il requisito del sostegno vitale potrebbe indebolire la protezione delle persone più fragili: “Se cadesse il requisito, la tutela della vita di queste persone sarebbe affidata soltanto alla lorocapacità di dire di no al suicidio assistito“.
Tra coloro che si oppongono all’allargamento ci sonoDario Mongiano, 64 anni, affetto da tetraparesi spastica e altre patologie respiratorie;Lorenzo Moscon, 33 anni, con triplegia spastica; eMaria Letizia Russo, 63 anni, affetta da atassia di Friedrich.
Per i contrari, un ampliamento della disciplina rischierebbe diintrodurre una differenza di valore tra vite umane, attribuendo ai malati una maggiore disponibilità della propria esistenza rispetto alle persone sane.
Fine vita: tema ancora senza una legge organica
Il dibattito sul fine vita resta uno deitemi più delicati del confronto pubblico italiano. Le posizioni rimangono profondamente diverse: da una parte chi richiama il diritto all’autodeterminazione e alla scelta individuale, dall’altra chi sottolinea la necessità di proteggere le persone più vulnerabili.
Un punto però accomuna gran parte del dibattito politico e sociale: la richiesta di unalegge chiara e organica che disciplini il tema del fine vita.
© Riproduzione riservata













