Doveva essere una gita come tante altre nelle acque cristalline delle Filippine, invece si è trasformata in una tragedia sfiorata. Sull’isola di Palawan, 9 turiste italiane, molte delle quali milanesi, sono rimaste per più di 45 minuti in balia del mare mosso dopo che la barca su cui navigavano è affondata.
Attimi di puro terrore, in cui l’unico pensiero è mettersi in salvo. La gita in barca ha avuto inizio nella mattina dell’8 gennaio, con destinazione l’isola di Port Barton, purtroppo però mai raggiunta. Ma la situazione è apparsa ancora più drammatica nella sua tragicità per l‘equipaggio che non sarebbe stato in grado di intervenire per chiamare i soccorsi.
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L’unica speranza a cui aggrapparsi è stata il telefono di una delle 9 donne che, per fortuna, era impermeabile, e sono riuscite a mettersi in contatto con un italiano del gruppo rimasto a terra, che ha immediatamente allertato i soccorsi.
A quel punto, lo scaglio più grande da affrontare, riuscire a farsi geolocalizzare dai soccorsi. In mare aperto, infatti, individuare le turiste non è stato semplice, tanto che le operazioni di salvataggio hanno avuto inizio solo dopo quasi un’ora.
Un’intuizione però a permesso alle nove donne di non disperdersi in acqua in attesa di essere recuperate: oltre ad indossare il giubbotto salvagente, le turiste si sono legate tra loro, riuscendo quindi a rimanere vicine e radunate. Poi, un pezzo di legno galleggiante recuperato della barca, è stato l’isolotto su cui mantenere a galla le borse che avevano con loro, anche se molti dei cellulari sono andati persi.
Insomma, quella che poteva trasformarsi in una strage senza precedenti, si è fortunatamente risolta. Le donne sono ancora nelle Filippine e rientreranno in Italia la prossima domenica.
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