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Feriti Crans-Montana, “prossime settimane saranno una battaglia”: le tre tecniche per curare le ustioni

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Straziante l’arrivo in Italia delle salme dei sei ragazzi italiani morti nella tragedia di Crans-Montana sono giunte in Italia, come sarà straziante la ripresa per gli undici feriti ricoverati all’Ospedale Niguarda di Milano, dei quali cinque ricoverati al Centro grandi ustioni e sei in Terapia intensiva, tre dei quali “in condizioni particolarmente gravi“.

A delineare il futuro prossimo che spetterà ai sopravvissuti è Giampaolo Casella, direttore Anestesia e Rianimazione del Niguarda, che non nasconde come “nelle prossime settimane avremo una vera e propria battaglia per questi pazienti“, la cui “situazione clinica è estremamente seria“. Le complessità sarebbero legate alle ustioni “molto estese” sui corpi dei ragazzi e al fatto che “tutti purtroppo hanno anche un danno da inalazione di fumi velenosi“. Il dottor Casella spiega infatti che all’orizzonte si stagliano “complicanze attese” prevedendo “ulteriori interventi chirurgici“.

Ulteriori, perché sono già tanti gli interventi a cui sono stati sottoposti i giovani feriti: “Ne abbiamo operati sei immediatamente, due dopo e due sono in sala operatoria“. La priorità ovviamente resta salvare la vita ai ragazzi, cercando di ridurre la superficie del corpo ustionata per stabilizzare le loro condizioni ed evitando il rischio di uno scompenso generale.

Al contempo, però, si apre un lungo percorso di cure e riabilitazione che avrà bisogno di molta pazienza e speranza. Nello specifico, sarebbe tre le possibili strade da intraprendere su cui si dovrebbe basare il percorso di guarigione dei 14 italiani ricoverati, ovvero gli 11 a Milano e 3 a Zurigo. Si tratta di espansione cutanea, chirurgia rigenerativa e trapianto di pelle.

La cosiddetta espansione cutanea è un intervento necessario per contrastare la riduzione della mobilità degli arti e delle dita conseguenti alle ustioni, che consisterebbe nell’inserire palloncini di silicone sotto la pelle sana, adiacente alle zone ustionate, con la pelle prodotta in più che viene utilizzata per sostituite quella danneggiata.

La chirurgia rigenerativa, invece, si basa sul prelievo di cellule staminali dal tessuto adiposo del paziente, che vengono poi trapiantate sul tessuto cicatriziale per riconferirgli elasticità. Si tratta di una tecnica che, anche per il favorevole rapporto tra costi e benefici, si sta diffondendo sempre di più.

Il terzo percorso è il tradizionale trapianto di pelle dallo stesso paziente. Ma nel caso di pazienti in terapia intensiva si utilizza il trapianto di pelle artificiale o da cadavere, per ridurre temporaneamente la superficie ustionata. In un secondo momento, quando il paziente sarà stabilizzato, si può valutare il trapianto di pelle dal paziente stesso.

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