Sebbene i fatti di cronaca parlino chiaro, il popolo italiano è diviso sul femminicidio. Queste le conclusioni emerse dal sondaggio svolto dall’istituto di ricerca tra il 19 e il 21 settembre 2023, su un campione di 802 intervistati rappresentativo della popolazione maggiorenne residente in Italia, differenziata per quote di genere ed età, che rivela una sostanziale divergenza d’opinioni. Solo il 46% dei soggetti campionati, infatti, vede nel femminicidio un fenomeno a sé stante rispetto all’omicidio. Il 48% non approverebbe una qualificazione giuridica differenziata. A motivare le diverse posizioni: genere, età, luogo di residenza, appartenenza politica ed età anagrafica.
Se sono le donne, infatti, a concordare per la maggiore con la distinzione legale (50-43%)
rispetto agli uomini (40-54%), emergono anche differenze di natura territoriale: coloro che risiedono nel Nord Italia si dichiarano prevalentemente discordi (39-54%), a differenza dei
residenti del Centro/Sud Italia, che tendono a concordare maggiormente con l’autonomia
giuridica della fattispecie (52-41%).
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Aumento dei casi di femminicidio
Anche la percezione dell’aumento dei casi di femminicidio varia notevolmente all’interno del
campione di intervistati: in contrasto con i dati ufficiali che indicano una sostanziale
stabilità del fenomeno, la maggioranza degli italiani (63%), composta per un 73% dal genere
femminile a fronte del 52% maschile, ritiene che i femminicidi siano aumentati negli ultimi 30 anni.
Le cause del fenomeno
Braccio di ferro anche sulle cause: circa la metà degli intervistati (48%) sostiene che i numeri
registrati dipendano principalmente da ragioni culturali, considerato che le donne sarebbero
ancora percepite come subalterne rispetto agli uomini, contro un 17% che sostiene ragioni di
natura economica e un ulteriore 17% che spiega il fenomeno con motivi fisiologici, argomentando con l’esistenza di una componente minima e ineliminabile di violenza in ciascuna
società.
Anche le convinzioni politiche sembrano orientare le idee degli intervistati sulle possibili cause e azioni di rimedio: i sostenitori del Pd credono nel ruolo della cultura (66%), a differenza degli elettori di Fratelli d’Italia, più inclini a considerare fattori fisiologici (28%).
Inoltre, mentre i primi ritengono che l’insegnamento della parità di genere e l’educazione
affettiva nelle scuole possa fare la differenza (38%), i secondi considerano più efficace rendere
più semplice e sicuro per le donne il processo di denuncia (31%). Gli elettori degli altri partiti di
centro-destra mirano invece all’inasprimento e certezza delle pene (31%).
Le azioni più efficaci per contrastare il fenomeno
L’introduzione dell’educazione di genere nelle scuole e l’agevolazione alla denuncia della violenza da parte delle donne sono, in effetti, le azioni considerate più efficaci per contrastare il femminicidio, entrambe votate al 26%. La fascia d’età pare discriminante: i soggetti tra i 18 e i 34 sono più propensi all’educazione di genere (29%) e meno favorevoli all’inasprimento delle pene (12%). Le campagne di sensibilizzazione guadagnano un esiguo 6%, al pari del definitivo raggiungimento delle pari opportunità fra uomini e donne.
Esiste una responsabilità collettiva?
Se uomini e donne sembrano concordare perlomeno sulle misure atte a contenere il
fenomeno, indicando, entrambi a maggioranza, di preferire la garanzia di una corretta educazione affettiva e di genere nelle scuole a un indifferenziato inasprimento dell’entità delle pene, divergono però sul concetto di responsabilità.
Il 50% dei soggetti intervistati, infatti, esclude la possibilità di riconoscere in capo al genere
maschile una responsabilità di natura collettiva, al netto delle colpe individuali, contro un 44% che si dichiara favorevole. È il 56% degli uomini a dissociarsi dall’idea di doversi sentire in
qualche modo parte del problema sociale e culturale annidato nelle forme di violenza sistemica
commessa sulle donne.
Insomma, nonostante la cronaca riporti quotidianamente episodi di femminicidio e abusi, gli
italiani non sembrano avere le idee chiare sulla natura del fenomeno, sulle sue cause, né sui rimedi, a ulteriore testimonianza dell’urgenza di garantire un’educazione adeguata
alle nuove generazioni, in grado di destrutturare e ricostruire una cultura ad oggi compromessa.
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