La condanna all’ergastolo di Filippo Turetta, accusato di aver ucciso con 75 coltellate Giulia Cecchettin, è definitiva. La Procura Generale presso la Corte di Appello di Venezia ha infatti rinunciato ad impugnare la sentenza di primo grado contro la condanna all’ergastolo senza il riconoscimento delle aggravanti dello stalking e della crudeltà. L’udienza fissata per il 14 novembre, dunque, non si svolgerà.
A confermare la notizia sono stati gli avvocati della famiglia, Nicodemo Gentile e Stefano Tigani, i quali hanno sostenuto che la Corte li ha informati della decisione e di ritenere che la scelta dei magistrati sia stata “coerente, giusta e pienamente condivisibile“. In questo senso, i legali hanno spiegato che la rinuncia di Turetta “cristallizza senza più margini di dubbio la sussistenza dell’aggravante della premeditazione, che è tra le circostante più gravi e subdole previste dal nostro ordinamento“.
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Tale premeditazione, sempre secondo gli avvocati, assumerebbe un significato ancora più drammatico in quanto si inserisce in una vicenda caratterizzata da “motivi abietti, arcaici e spregevoli, espressione di una visione distorta del legame affettivo e di un’idea di possesso che nulla ha a che fare con l’amore e il processo“.
Gentile e Tigani hanno inoltre ribadito la volontà della famiglia Cecchettin di “voltare pagina“, al fine di interrompere quella sorta di circolo che si è formato in questi anni e che ciclicamente riapre una ferita dolorosissima. L’auspicio, però, è che conclusa la fase giudiziaria si prosegua con quella della sensibilizzazione e dell’impegno nella lotta contro la violenza di genere.
Cecchettin: Turetta chiede l’ergastolo, la lettera di metà ottobre
La decisione della Corte di Appello di Venenzia arriva a tre settimane di distanza dalla lettera inviata ai suoi legali in cui ha espresso la volontà di assumersi la piena responsabilità per il femminicidio di Giulia Cecchettin, di cui si dice “pentito ogni giorno“. Di fronte alle conseguenze del suo gesto, quindi, il 23enne ha deciso di rinunciare alla richiesta di appello contro la condanna all’ergastolo, accettando quindi il massimo della pena.
“Sinceramente, dal profondo del cuore, pensando a lei e a tutto questo, ho preso la scelta di rifiutare di affrontare i successivi gradi di giudizio e accettare la pena che ho ricevuto in primo grado“, aveva infatti scritto nel documento, in cui aveva anche riconosciuto di non poter compiere alcuni gesto per porre rimedio a quanto messo in atto l’11 novembre 2023.
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