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Federica Torzullo: proseguono le ricerche dell’arma del delitto

L'omicidio di Federica Torzullo non ha ancora un'arma del delitto. Con le ultime dichiarazioni del marito della vittima sono emersi elementi utili al ritrovamento. Le ricerche proseguono

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Nella notte tra l’8 e il 9 gennaio, ad Anguillara Sabazia, in provincia di Roma, è stata uccisa Federica Torzullo. La donna è stata colpita con 23 coltellate dal marito Claudio Carlomagno che, nell’interrogatorio di ieri davanti al gip di Civitavecchia, ha fornito una ricostruzione dei fatti. L’indagato ha riferito di aver utilizzato un coltello trovato in casa di cui si sarebbe in seguito sbarazzato.

Carlomagno, assistito dal difensore Andrea Miroli, ha dichiarato di aver usato un semplice coltello da cucina di cui si sarebbe liberato lungo un corso d’acqua a Osteria Nuova. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Ostia riferiscono che le ricerche dell’arma del delitto sono in corso e che nella giornata di oggi verranno riascoltati i genitori della vittima.

Federica Torzullo vittima di un’ira incontrollata

La confessione di Carlomagno ricostruisce il tragico episodio, inserendosi perfettamente nel quadro indiziario già accertato. Stando alle dichiarazioni dell’uomo, la coppia stava affrontando la separazione. Durante un litigio per l’affidamento del figlio, la mattina del 9 gennaio sarebbe esplosa l’aggressione culminata nella morte della donna. La discussione sarebbe iniziata intorno alle ore 6:15 del mattino e sarebbe sfociata in una lunga e drammatica colluttazione di circa 45 minuti.

In quegli interminabili attimi, Carlomagno si sarebbe scagliato sulla donna con un’ira funesta dinanzi alla quale Federica avrebbe invano cercato di difendersi. A delitto avvenuto, l’uomo sarebbe uscito di casa, avrebbe scavato una buca alla spalle della sua azienda e vi avrebbe gettato il corpo nudo della moglie con una scavatrice.

Una confessione che non torna

L’incastro perfetto tra il quadro indiziario e le dichiarazioni di Carlomagno ha generato non pochi sospetti. Il procuratore Liguori ha definito la confessione “non piena” perché, seppur ci sia un riscontro con le prove generiche, la tempistiche risultano troppo ristrette. Stando a quanto raccontato infatti, tra le 6:30 e le 7:15 del mattino del 9 gennaio l’uomo avrebbe compiuto l’omicidio, spostato il cadavere e ripulito qualsiasi traccia per poi andare verso l’azienda a seppellire il corpo.

Un alone di perplessità si aggira anche intorno alle dichiarazioni in merito al movente. Stando a quanto dice la famiglia di Federica, la donna non avrebbe mai avuto intenzione di sottrarre il figlio al padre. Carlomagno era infatti reputato un buon padre e la separazione tra i due coniugi era dichiaratamente consensuale.

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