Prosegue, con calma e massima attenzione, il percorso giudiziario del caso della cosiddetta “Famiglia nel bosco”. Tra alti e bassi il cammino è ancora lungo e, da quanto emerge, la posizione di mamma Catherine non sta migliorando.Oggi si è svolta la perizia psichiatrica, l’ennesima,sui tre bambini che si trovano in una struttura protetta a Vasto. Si rifà, quindi, a distanza da più di un mese da quella prevista per il 6 marzo, sospesa a causa del fatto che Catherine Birmingham sarebbe stata allontanata dei bimbi.
Secondo quanto riportaRepubblica, alla perizia di oggi hanno presenziato Valentina Garrapetta, incaricata dell’osservazione dei piccoli e Martina Aiello, perito di parte della difesa. Quella di oggi,dovrebbe essere l’ultima tappa di una lunga valutazione psicologica sulla famiglia, rallentata da vari ostacoli: dalla prima sospensione a L’Aquila a causa dei comportamenti di Catherine e il 6 marzo. La relazione dovrà essere consegnata entro il 30 aprile al Tribunale dei minori.
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Famiglia nel bosco: i tempi sono lunghi e il ricongiungimento lontano
Una volta consegnata la relazione,la difesa avrà un mese di tempo per replicare. A causa dei ritardi,una nuova e definitiva ordinanza del Tribunale potrebbe arrivare tra fine maggio e inizio giugno. Dunque, è possibile che i minori resteranno nella casa famiglia sino ad allora. Una svolta però potrebbe arrivareil 21 aprile, dato che,la Corte d’appello sentenzierà in merito all’ultimo ricorsodella difesa sull’allontanamento della madre.
Da quanto riporta il quotidiano,il ricorso potrebbe non avere successo, per via delle opinioni della curatrice della famiglia Marina Bolognese e della tutrice Maria Luisa Palladino. Tra gli elementi contestati a Cate, per la tutrice,il libro potrebbe rappresentare una violazione della privacy dei piccoli. Inoltre, la signora avrebbe nascosto anche a lei il progetto. Di altra opinione è proprio la protagonista della storia, che aDentro la notiziaha spiegato che illibro racconterà la sua vita con Nathan prima dei figli.
Famiglia nel bosco, perché potrebbe perdere il ricorso e il problema dell’istruzione pubblica
Stando all’istanza della tutrice,il ricorso potrebbe non andare a buon fine proprio perché la permanenza di Catherine in struttura era “in via eccezionale”e non un atto giudiziario. A complicare le cose, la firma di papà Nathan con la quale ha accettato che i figli restassero in struttura. Nonostante questo, anche per Palladino gli “incontri protetti” sono necessari, anche se l’ultima volta la signora Birmingham non ha rispettato il patto, restando 5 ore invece che 90 minuti.
In ultimo, ma non per importanza, vi è la necessità di snodare la questione dell’istruzione pubblica. Infatti,i genitori hanno accettato una casa comunale vicino alla scuola pubblica, acconsentendo ad un piano nel quale è prevista un’ora e mezza di doposcuola a domicilio, oltre che all’homeschooling,fatto però, da una realtà locale. Sembra che la coppia non voglia accettare, invece, ciò che per chi ha in carico la famiglia sarebbe meglio: mandare i figli a scuola per ristabilire la socialità e colmare i vuoti culturali.
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