Nuova perizia riguardoi bambini della famiglia nel bosco, il Tribunale de L’Aquila, in vista della prossima udienza, ha stilato un nuovo documento che andrebbe a chiarire quali sono le condizioni dei minori adesso. Si sottolinea che c’è la volontà di far tornare i bambini in famiglia ma, al momento, non ci sono ancora i giusti presupposti, almeno che i due genitori non assicurino il diritto alla salute e all’istruzione.
Famiglia nel bosco, cosa dice la perizia
Innanzitutto, nella perizia,gli esperti sottolineano che “il loro lavoro non intende sostenere l’opportunità di una permanenza dei minori in istituto, né esprimere una valutazione contraria al rientro(dei bambini, ndr) nel contesto familiare. Al contrario si auspica che possano realizzarsi quanto prima le condizioni necessarie per il rientro a casa compatibile con il loro benessere“. Dunque, sebbene spesso sui media venga detto altro, gli esperti agiscono per il bene dei bambini e così vogliono che, quando rientreranno in famiglia, avranno tutti gli strumenti per essere cresciuti come tutti i loro coetanei, con gli stessi diritti.
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L’idea delle istituzioni non è quelle di affidare i tre piccoli Trevallion ad altri, tantomeno intraprendere percorsi ‘rieducativi’ alternativi a quello familiare, ma cercare di individuare le lacune del sistema d’educazione così da intervenire e poter trovare una soluzione.
I deficit riguardano il profilo igienico sanitario, di istruzione e relazionali. Nella perizia si legge: “I bambini sono già arrivati in casa famiglia con carenze di maturità neuropsicologica. Infatti vanno considerate le condizioni dei minori all’ingresso in struttura, caratterizzate da trascuratezza sotto il profilo igienico sanitario ed educativo scolastico, risultando gli stessi privi di adeguate competenze specifiche scolastiche di base, con significative carenze nella capacità di lettura e di scrittura. Inoltre i minori risultano cresciuti in un ambiente caratterizzato da significativo isolamento socio relazionale, con ridotta esposizione a contesti educativi, socializzanti e di inclusione territoriale con carenza di esperienze con coetanei”.
I periti, inoltre, ci tengono a specificare che alcune dichiarazioni diffuse dalla coppia non sono veritiere come, ad esempio, che ai bambini non sia stato permesso di vedere i genitori: “I tre bambini, pur essendo istituzionalizzati, hanno sempre mantenuto una continuità affettiva e relazionale con la madre presente nella struttura fino al 6.3.2026. È stato altresì garantito il regolare esercizio delle frequentazioni con il padre. I bambini hanno inoltre iniziato un percorso scolastico, e sono ben inseriti nella comunità con gli altri bambini e con gli operatori“.
Infine, la perizia ci tiene a sottolineare che “si è dimostrato come lo stile educativo di Nathan Trevallion e Catherine Birminghan ha leso i diritti dei minori garantiti dalla Costituzione: il diritto alla salute, alla istruzione e alla socializzazione ed ha inciso sullo sviluppo psico emotivo e cognitivo dei tre figli“. Nonostante ciò, si può ancora intervenire per cercare una soluzione, ma è necessaria la collaborazione dei due coniugi.
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