Le proteste dei lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano non si fermano. Un gruppo di contestatori, in cui erano presenti anche i dipendenti di Ansaldo Energia in sciopero, hanno bloccato l’ingresso dell’area partenze dell’aeroporto di Genova “Cristoforo Colombo“, collocando davanti alle porte una pala meccanica. “Da qui mandiamo un messaggio al governo, non ce ne andiamo finché non ci danno risposte“, è la loro richiesta principale.
“È una sfida contro un Governo che sta chiudendo l’industria siderurgica. È chiaro?“, ha dichiarato Armando Palombo, di Fiom Cgil, nel corso del cortei dei lavoratori in sciopero che sta marciando verso Cornigliano. Nelle ultime settimane, le contestazioni nei confronti dell’esecutivo e della sua gestione della decarbonizzazione dell’ex Ilva e di altre realtà industriali del Paese si sono fortemente intensificate.
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Proprio in riferimento alla mancanza di risposte, infatti, i sindacati Fim, Fiom Uilm e Usb di Taranto hanno proclamato uno sciopero ad oltranza, a partire dalle 12 di oggi. L’obiettivo è quello di ottenere il ritiro del piano per l’ex Ilva, che dal loro punto di vista prevedrebbe una dismissione dell’impianto e la cassa integrazione per circa 6mila dipendenti. Il governo, invece, sostiene di aver accolto “la principale richiesta” dei sindacati e che quindi non vi sarà una estensione della cassa integrazione, ma vi saranno degli adeguati corsi di formazione per i lavoratori.
Ex Ilva, le richieste di lavoratori e sindacati
“Vogliamo difendere l’industria, non possono prenderci per i fondelli facendoci fare dei corsi finti“, ha sostenuto Palombo, ricordando la crisi del settore, in cui numerosi lavoratori si trovano in cassa integrazione e faticano a riprendere in mano la propria vita. “Il Governo non può far finta di niente e non possono farlo neanche il ministro e il premier, perché altrimenti noi radicalizziamo“, è un altro dei messaggi dei lavoratori.
La denuncia riguarda proprio la mancanza di risposte sul futuro dei dipendenti di queste realtà, la cui situazione è ormai in stallo da mesi. Il timore è che l’obiettivo del governo sia quello di chiudere i siti dell’ex Ilva che si trovano nelle Regioni del Nord Italia. Inoltre, viene sottolineato che queste decisioni non impatteranno solamente i dipendenti diretti di Acciaierie dello Stato, ma anche il tessuto industriale di varie città e anche dell’intero Paese.
Tra le richieste vi è una convocazione a Palazzo Chigi, affinché Giorgia Meloni si esprima direttamente su quanto sta accadendo in riferimento alla vertenza dell’ex Ilva. “È scandaloso. Abbiamo la sindaca, abbiamo il governatore che vengono ai presidi, ma non abbiamo ancora avuto nessun fatto concreto che possa smobilitarci“, sostengono i contestatori, minacciando ancora nuove giornate di sciopero.
Intanto, dopo aver bloccato l’aeroporto di Genova, i lavoratori si stanno spostando in corteo verso l’autostrada. Si presume che vogliano cercare di entrare dal casello di Genova Ovest. Inevitabili le ripercussioni in A10: code sono segnalate tra Genova Pegli e Genova Aeroporto e code tra il bivio A10/A7 e Genova Aeroporto.
Intanto, il ministro per le Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso, ha convocato una serie di riunioni con le istituzioni territoriali interessate, d’intesa con le stesse Regioni ed enti locali. I tavoli mirano a definire le migliori condizioni per il rilancio del gruppo siderurgico e a valutare ulteriori investimenti produttivi nelle aree disponibili, in particolare a Taranto e Genova. A seguito di questo ciclo di incontri che si svolgeranno dal 4 al 5 dicembre, è previsto per la prossima settimana un momento di confronto unitario alla presenza dei rappresentanti di tutte le istituzioni locali coinvolte.
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