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Ex Ilva, la Corte d’Appello di Milano respinge la sospensiva: “L’area a caldo va chiusa”

La decisione conferma il provvedimento di luglio ed entro il 28 ottobre dovrà essere fermata l’area a caldo dello stabilimento di Taranto

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La Corte d’Appello di Milano ha respinto la richiesta di sospensione presentata dall’ Ex Ilva e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria contro il provvedimento del 27 luglio scorso relativo alla chiusura dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto. La decisione rappresenta un nuovo passaggio decisivo nella complessa vicenda che da anni riguarda il più importante polo siderurgico italiano. La Corte aveva già stabilito a luglio che l’area a caldo dovesse essere fermata, fissando un termine di 90 giorni per l’esecuzione del provvedimento.

Il termine indicato dai giudici porta dunque alla fine di ottobre, con l’operatività del blocco prevista entro il 28 ottobre. Ex Ilva e Acciaierie d’Italia avevano contestato la decisione ed oltre alla richiesta di sospensiva presentata davanti alla stessa Corte d’Appello di Milano, hanno fatto ricorso anche alla Corte di Cassazione. Quest’ultimo procedimento, tuttavia, è destinato a richiedere tempi più lunghi e non avrebbe consentito di ottenere in tempi brevi una decisione sulla sospensione degli effetti del provvedimento. Da qui la scelta di rivolgersi nuovamente ai giudici milanesi attraverso il ricorso previsto dall’articolo 373 del Codice di procedura civile.

Il rigetto dei giudici al ricorso dell’ex Ilva: “La salute dei cittadini prevale sull’attività d’impresa”

Nel motivare il rigetto, la Corte d’Appello di Milano ha posto al centro del proprio ragionamento il principio della tutela della salute. Secondo i giudici, nel necessario bilanciamento tra i diversi interessi costituzionalmente rilevanti non può essere l’attività economica a prevalere quando entra in conflitto con il diritto dei cittadini alla salute e al rispetto dei limiti di tollerabilità delle emissioni. La decisione ribadisce quindi che la continuità produttiva dello stabilimento non può essere considerata un interesse assoluto.

L’area a caldo dell’ex Ilva costituisce il cuore dei processi siderurgici dello stabilimento di Taranto e il suo fermo avrebbe inevitabilmente conseguenze rilevanti sull’organizzazione produttiva e sul futuro del polo industriale. Contemporaneamente, come pronunciato della Corte, la necessità di garantire ai cittadini condizioni compatibili con la tutela della salute resta la priorità assoluta.

Attualmente, questa decisione arriva in una fase particolarmente delicata per il futuro dell’ex Ilva. Da un lato resta aperto il percorso giudiziario davanti alla Cassazione, mentre dall’altro, con il rigetto della sospensiva sembra concretizzare il termine fissato per il blocco dell’area a caldo. 

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