Prosegue il confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy sul futuro dell’ex Ilva di Taranto, ma restano forti leincognite sul destino dello stabilimento. Al termine dell’incontro con le associazioni dell’indotto, il presidente della Regione Puglia,Antonio Decaro, ha ribadito la necessità di chiarire innanzitutto se il polo siderurgico continuerà a esistere.
“Prima di riunioni di questo tipo con sindacati e imprese dell’indotto dobbiamo capirese resta il polo siderurgico“, ha dichiarato Decaro. Solo in quel caso, ha spiegato, sarà possibile lavorare a una fase di “resilienza” per accompagnare latransizione verso i forni elettrici, mantenendo nel frattempo operativa l’area a freddo.
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In assenza di una prospettiva chiara, secondo il governatore pugliese,il confronto rischia di essere poco utilee di limitarsi a prendere atto della sentenza della Corte d’Appello di Milano, che “va rispettata“.
Critiche sul piano di decarbonizzazione
Decaro ha poi criticato ilmetodoseguito nella gestione del dossier, rivelando cheil piano di decarbonizzazionesarebbe stato presentato dai commissari straordinari al Ministero dell’Ambiente il 3 agosto, senza che la Regione ne fosse informata. “Lo abbiamo scoperto soltanto oggi. Non credo sia corretto dal punto di vista istituzionale“, ha affermato.
Il piano sarebbe collegato alle prescrizioni contenute nell’Autorizzazione integrata ambientale del luglio 2025, che prevedeva lapresentazione entro un anno di un progetto operativoper sostituire progressivamente carbone e combustibili fossili con tecnologie più sostenibili.
Nessuna sospensione della sentenza
Nel corso del confronto è stata affrontata anche l’ipotesi di unintervento normativo per sospendere gli effetti della sentenza della Corte d’Appello.Un’ipotesi che, secondo Decaro, è stata esclusa dagli uffici legislativi del Mimit. “Ci è stato detto che un decreto per sospendere una sentenza sarebbe incostituzionale“, ha spiegato il presidente della Regione.
Resta invece aperta lapossibilità che i commissari adottino le misure richieste dalla magistratura, tra cui la riduzione delle polveri sottili attraverso un contenimento della produzione e la rimozione dell’amianto non confinato. Su questi aspetti sarà convocato un tavolo tecnicoper individuare le soluzioni necessarie a rispettare quanto stabilito dai giudici in attesa della realizzazione dei forni elettrici.
Lo Stato chiamato a garantire il rilancio
Per Decaro la presenza dello Stato sarà decisiva nella fase di transizione industriale. “Se le risorse pubbliche serviranno a costruire i forni elettrici, almeno nella fase iniziale lapresenza dello Statorappresenta una garanzia“, ha sottolineato.
Il timore della Regione è che, senza il rilancio della produzione siderurgica integrata, Taranto possa perdere uncomparto strategico per l’economia locale e nazionale. “Se resteranno soltanto laminatoi e attività di trasformazione, perderemo un pezzo importante della siderurgia italiana. Sembra quasi che qualcuno vogliaeliminare definitivamente la produzione a Taranto“, ha concluso.
Urso valuta il ricorso contro la decisione della Corte sull’ex Ilva
Dal tavolo è emersa anche un’altra novità. Secondo il presidente di Confindustria Taranto,Salvatore Toma,il ministro delle ImpreseAdolfo Ursoavrebbe incaricato gli avvocati del Mimit, dei commissari straordinari e degli enti locali di verificare lapossibilità di presentare ricorsocontro la sentenza della Corte d’Appello di Milano.
L’obiettivo è accertare se esistano imargini giuridiciper impugnare il provvedimento che ha riacceso il confronto sul futuro dell’ex Ilva e sulle prospettive del più grande polo siderurgico del Paese.
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