Nuovi verbali, nuovi nomi e soprattutto nuovi scenari nell’inchiesta milanese sulle presunte cyber spie di Equalize,la società investigativa riconducibile all’ex presidente di Fondazione Fiera Milano Enrico Pazzali.A far emergere gli ultimi dettagli è ancora una volta Nunzio Samuele Calamucci, l’esperto informatico che da mesi collabora con i pm milanesi Francesco De Tommasi ed Eugenio Fusco nell’inchiesta sui presunti dossieraggi illegali, accessi abusivi alle banche dati e attività di intelligence privata condotte attorno al gruppo Equalize.
Tra i passaggi più delicati dell’ultimo interrogatorio compare il nome di Canio Mazzaro, imprenditore ed ex compagno della ministra Daniela Santanchè. Secondo il racconto di Calamucci, un manager di un fondo di private equity avrebbe chiesto al gruppo di effettuare verifiche patrimoniali approfondite su Mazzaro, dopo avergli prestato denaro.
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Gli accertamenti sul caso
Gli accertamenti sempre secondo il verbale, sarebbero stati svolti sia in Italia sia in Svizzera eavrebbero comportato un compenso tra i 5mila e i 7mila euro regolarmente fatturato.Calamucci riferisce inoltre di aver coinvolto altri indagati dell’inchiesta per le verifiche sui patrimoni italiani.
Il nome di Mazzaro non è nuovo alle cronache giudiziarie:l’imprenditore è infatti imputato insieme a Santanchè nel procedimento legato a Visibilia e coinvolto con la ministra in altri filoni investigativi.Ma è un altro passaggio del verbale a preoccupare gli investigatori. Calamucci parla infatti apertamente di un “mercato degli Sdi datati”, cioè archivi di dati provenienti dal Sistema di indagine interforze del Ministero dell’Interno.
Secondo il collaboratore, questi database sarebbero stati conservati inizialmente su server in Slovenia. In seguito, lui stesso, insieme a Pazzali e all’ex superpoliziotto Carmine Gallo, morto nel marzo 2025 dopo l’arresto, avrebbe deciso di trasferire l’infrastruttura in Lituania.Nel verbale compare anche il riferimento a una presunta società romanachiamata “Open-Ai”, che avrebbe proposto la cessione di un server contenente dati Sdi per circa 500mila euro. Al momento non emergono collegamenti con OpenAI.
Gli israeliani, il Mossad e il caso Manchester City
Tra gli aspetti più opachi dell’inchiesta ci sono poi i rapporti con due cittadini israeliani, descritti da Calamucci come ex appartenenti al Mossad. Secondo il suo racconto,i due avrebbero commissionato attività investigative attraverso Vincenzo De Marzio,ex carabiniere anch’egli indagato.
In una circostanza, avrebbero persino proposto dati provenienti da un presunto archivio trafugato dal governo iraniano contenente informazioni sulle transazioni petrolifere sotto embargo e sui rapporti con banche italiane.Calamucci sostiene che il gruppo avrebbe avviato una trattativa dopo aver verificato l’attendibilità delle informazioni.
Nello stesso filone compare anche il cosiddetto “caso Manchester City”. Gli israeliani, secondo il verbale, avrebbero chiesto di identificare il proprietario della società che aveva pubblicato un articolo contro il Manchester City. Un episodio ancora tutto da chiarire, ma che conferma la dimensione internazionale delle attività contestate.
Da Barilla a Torzi: i dossier paralleli
L’inchiesta tocca anche il mondo industriale e finanziario.Calamucci racconta di verifiche effettuate durante la disputa commerciale tra Barilla e Petti sulla provenienza del pomodoro utilizzato dall’azienda toscana.Spunta poi il nome del broker Gianluigi Torzi, già noto per la vicenda del palazzo londinese di Sloane Avenue che coinvolse il Vaticano.
Su di lui, secondo Calamucci, sarebbero stati effettuati controlli attraverso accessi allo Sdi.Particolarmente graveanche il passaggio in cui l’informatico riferisce diaccertamenti tramite un poliziotto che lavorava in Procura a Milano,il quale avrebbe eseguito interrogazioni nelle banche dati investigative dietro pagamento.
Cos’è il caso Equalize
L’inchiesta Equalize nasce dalle indagini della Procura di Milano e del Ros dei carabinieri su unapresunta rete specializzata nell’acquisizione illegale di informazioni riservate.Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe avuto accesso a banche dati sensibili, dossier finanziari, informazioni investigative e dati personali di imprenditori, manager, politici e giornalisti, utilizzando una rete composta da informatici, investigatori privati, ex appartenenti alle forze dell’ordine e contatti nelle istituzioni.
La seconda tranche dell’indagine è stata chiusa nelle scorse settimane con 81 indagati.Ma i nuovi verbali di Calamucci rischiano ora di aprire ulteriori fronti, soprattutto sui presunti traffici internazionali di dati sensibili e sulle connessioni con ambienti dell’intelligence privata.
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